Interstellar

Ebbene, sabato sera finalmente sono andato a vedere Interstellar in 70mm, all’Arcadia in Sala Energia, 450 metri quadrati di schermo e un biglietto bello costoso. Perché? perché se il film mi avesse fatto schifo almeno sarebbe stata una gioia per gli occhi.

Ecco, è successo l’esatto contrario, il film mi è piaciuto tanto, ma riprendere il buio dello spazio profondo in IMAX, non rende come riprendere immagini in cui c’è qualcosa di particolareggiato da vedere, però alcuni scenari sono a dir poco mozzafiato.

Però ogni volta è così, vedo il trailer di un film di Christopher Nolan e la prima frase che mi viene in mente è: “Ammazza che du’ palle dev’essere!

Poi vado al cinema ed esco dalla sala come se fossi stato preso a schiaffi, rintronato per quello che ho visto e ancora mi rimbalza nel cervello per essere compreso fino in fondo, oppure con un po’ di groppo in gola, come ieri sera. Ecco, tutti, tranne che per il terzo Batman, che lì sono uscito dalla sala dicendo: “Vabbè, Chris, se non avevi voglia di farlo, potevi anche stare a casa…

Parlare di Interstellar in modo compiuto e senza spoiler è davvero difficile e qualcosa mi scapperà di sicuro, ma niente di trascendentale. Se volete leggere è a vostro rischio.

Quando si gira un film di fantascienza e di viaggi nello spazio, a meno che non sia un film action o d’avventura, o l’autore sia un mestierante pagato per fare un film da botteghino, si finisce sempre per utilizzare la parte fantascientifica come contesto per parlare dell’uomo, nella sua semplice natura.

Lo spazio profondo, immenso, insondabile, buio, freddo, inospitale e cattivo, nel senso più primordiale del termine, diventa un luogo in cui ritrovare se stessi e la propria umanità perduta, spesso volontariamente, per far fronte a cause più grosse di noi.

Lo ha fatto di recente Cuarón con il meraviglioso, non mi stancherò mai di dirlo, Gravity trasformando lo spazio in un gigantesco grembo materno da cui rinascere a nuova vita.

Lo ha fatto l’odioso Sodrbergh con Solaris, dove una casa nello spazio è il luogo in cui si vanno ad affrontare le nostre paure irrisolte e a estinguere i debiti morali che ci lasciamo dietro.

Lo ha fatto Kubrick con 2001 – Odissea Nello Spazio che, mi vergogno a dirlo perché è un mio limite, è l’unico film del Maestro che faccio fatica a digerire, ma usa un viaggio nello spazio per parlare dell’interdipendenza tra lo sviluppo dell’umanità e quello della tecnologia, questo quasi 50 anni fa. Per dire.

Interstellar - Robot Tars

Scommetto che tanti hanno tirato in ballo Kubrick perché Tars assomiglia al monolite di 2001

E scusate se ho tirato in ballo, banalmente, anche io come tutti Kubrick, ma l’ho usato solo per contestualizzare il tipo di approccio all’argomento e non dover fare tonnellate di altri esempi, più o meno riusciti.

Poi arriva Nolan, con il suo Interstellar a buttare sul tavolo un carico da 90 che parla sì di viaggi nello spazio, ma è solo un pretesto.

La terra che mette in scena Nolan è quella che potremmo trovarci ad abitare dopodomani. Il cibo scarseggia, tempeste di sabbia e polvere hanno reso la Swiffer una delle più grosse potenze economiche mondiali e l’umanità non ha più un cazzo da ridere: si sta estinguendo.

L’unico modo per cavarsela è andare a colonizzare pianeti, in fondo all’Universo, che, forse, potrebbero permetterci non di sopravvivere, ma di perpetrare la nostra specie. Come se davvero fosse così importante.

Interstellar - Christopher Nolan

Presto, sparateli nello spazio, che siamo in ritardo…

È questo il vero nocciolo del film. Ce ne frega davvero qualcosa che la razza umana perduri nei secoli dei secoli, o ci importa solo di sopravvivere noi, come singoli individui. Cos’è più importante, il destino dell’intera umanità, o il nostro amore per le uniche, poche persone di cui ci importa sul serio?

Il dilemma non è banale ed è quello che più mi ha colpito di Interstellar. Non sono padre, ma per i miei nipoti avrei deciso di sacrificarmi? Sì, senza pensarci due volte, senza esitare un attimo. Per il resto della popolazione mondiale non alzerei un dito, ma per dare loro una sola, flebile possibilità di cavarsela farei tutto.

Uno dei temi principali del film è quanto Istinto di Conservazione, non sia altro che una definizione politicamente corretta di Egoismo. Voi l’amore, vuoi la mera voglia di sopravvivere, vuoi la gloria di avere il proprio nome perpetrato nei secoli dei secoli, siamo sempre nella scomoda posizione di scegliere sempre la cosa migliore per noi, al di là di qualsiasi logica, pensiero o studio. L’essere umano può fare cose meravigliose partendo da grandissimi ideali, ma gira e rigira farà le cose sempre per se stesso.

Interstellar - Padre e Figlia

Ti amerò fino ad ammazzarmi

Questo è quello con cui Nolan mi ha stretto un nodo alla gola. Ha messo in scena un film sontuoso, difficile e non alla portata di tutti, impregnato di discorsi di astrofisica, per parlare d’amore. Detta così sembra banale, ma vi assicuro che non lo è. Interstellar è un film emozionale e sensoriale, un film che si gode con gli occhi, ma che si capisce fino in fondo con altro. Certo, la regia, la sceneggiatura, fotografia, scenografia, musiche, l’ottimo cast, effetti speciali e tutto quello che volete del comparto tecnico, sono impiegati per suscitare emozioni, non per mettere in scena lo spettacolo.

Nolan ci riesce alla grande, fa uscire dalla sala con il cervello che gira a mille e un senso di appagamento che solo poche opere, non parlo solo di film, riescono a dare. Fuori dal cinema quasi non riuscivo a parlare per le cose che mi giravano in testa e ho dovuto aspettare una notte e una mattinata per elaborare le due righe che sto scrivendo ora.

Arrivato a casa sono andato a leggermi le recensioni che ho trovato, alla sesta ho chiuso perché leggevo solo di regia, di effetti speciali, di colonna sonora, ma niente che c’entrasse davvero con Interstellar. Oltre al fatto che un paio di quelle negative sembravano più una presa di posizione, con un certo compiacimento nel distruggere il film perché, in effetti, è quasi più interessante parlarne male.

Addirittura in una di queste, un noto critico professionista, lamentava il fatto che Anne Hathaway non si vedeva mai mettersi il rossetto e farsi la piega, dando a Nolan il consiglio di inserire queste cose nei film, oltre a definire migliore il Purè di Spielberg dell’Orologio di Nolan. Subito mi è parso chiaro che non sono abbastanza cretino per diventare un critico professionista.

Interstellar - Anne Hathaway

Certo, si fosse messa il rossetto prima di galleggiare nello spazio…

Si può definire bello? Sì, per me è bellissimo, rimane sotto la pelle e vibra forte finché non si riesce a metabolizzarlo. Non dico capolavoro perché ormai la parola è abusata e ha perso al sua valenza, ma sappiate che devo andare a rivederlo. Anche perché ci sono dentro così tante cose in Interstellar che è impossibile assorbirle tutte con una visione sola. Questo si nota in alcuni passaggi un po’ sbrigativi che avrebbero meritato un approfondimento maggiore, ma non si può fare un film di otto ore per poter parlare di tutto. Registi meno capaci avrebbero dedicato un film per ogni argomento trattato in Interstellar, ma Nolan, nel bene e nel male, è Nolan ed è riuscito, in 20 minuti, a spiegare una cosa di quanto non sia riuscito a fare Richard Kelly con un film intero.

Ce ne sarebbe da parlare per ore di Interstellar, dalla critica al sistema scolastico e all’appiattimento del pensiero dell’individuo, fino al tema della paura e del tempo che passa, ma si finirebbe a fare un discorso vastissimo e inconcludente che non porterebbe a niente.

Interstellar - Jessica Chastain

Sento puzza di flame

Il film di Nolan lancia più stimoli e discussioni di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Se volete parlare di quello che avete visto e delle teorie del film, avete i commenti a vostra disposizione.

Però, come dicevo prima, Interstellar è un film sontuoso, maniacale, con scenari bellissimi che risaltano nella definizione del 70 mm e niente è lasciato al caso.

Interstellar - Il buco nero

L’Orizzonte degli Eventi non è mai stato così vicino

Compresa la colonna sonora a cui mi hanno chiesto di prestare attenzione. E, beh, Hans Zimmer è una garanzia, c’è poco da fare, riesce a emozionare, ancora una volta si ritorna all’emozionalità del film, e a enfatizzare magistralmente le immagini, riempiendole di musica in netto contrasto con i silenzi siderali dello spazio profondo. Non è facile, per me, scrivere di musica perché è una cosa che mi prende prima allo stomaco che al cervello e parlare delle sensazioni che suscita non è mai facile.

Interstellar è un film da vedere. Può piacere oppure no, dipende da come lo si guarda e da quanto ci si lascia andare. Se lo si osserva come un film di fantascienza, diventa un polpettone epocale, se un minimo si gratta la superficie del contesto e si punta al nocciolo, è uno di quei film che riverbera per un bel po’ di tempo, che va a toccare corde profonde.

Interstellar - Matthew McConaughey

Huston, abbiamo un capolavoro

Insomma, non bisogna farsi ingannare dalla confezione e apprezzare il regalo.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"