Social Network

Penso che un po’ tutti ormai siamo diventati dei Social Addicted. Siamo drogati di Social Network, in primis Facebook e a seguire tutti gli altri.

Li guardiamo quando siamo al lavoro, ce li portiamo dietro nei nostri smartphone, gli diamo un occhio prima di uscire la sera, mentre siamo in imbottigliati nel traffico, quando siamo fuori a cena se ci annoiamo e i più stronzi gli buttano un occhio anche quando sono al cinema. Ma di questo ne abbiamo già parlato.

Ma non è solo una questione di continuare a guardare i social, è anche una questione di continuare a postare cose sui social.

Perché, diciamoci la verità, Facebook & Co. non servono a vedere cosa fanno gli altri, ma servono a costringere gli altri a farsi i cazzi nostri. E non dite che non è vero.

Quindi, visto che io mi devo fare i cazzi degli altri, ho deciso di stilare una specie di decalogo generale per postare sui social.

Spero che nessuno si offenda, anche perché sono stato un po’ volgarotto. Ho scritto il post anche per farsi due risate, però, ecco, se vi sentite tirati in causa, magari fatevi un esamino di coscienza.

1 – Scrivere in italiano

L’italiano è importante. È la nostra lingua, forgiata nel corso dei secoli da menti illuminate non traviate dai Social Network. È composta da migliaia di lemmi, verbi coniugabili in tutti i modi possibili e immaginabili, punteggiatura variegata e abbastanza flessibile per dare senso ad ogni frase.

Quindi, perché non si usa l’italiano così come è stato fatto, ma una sua forma depravata e perversa, orfana di vocali e dalla punteggiatura fantasiosa, buttata lì come il contadino che dà da mangiare alle galline?

Perché scrivere male, quando si ha lo spazio e il tempo di scrivere bene? Perché sostituire il “Ch” con le “K“, quando si risparmiano solo frazioni di secondi? Perché scrivere per codice fiscale quando la lunghezza del testo è irrilevante e, soprattutto, gratuita?

Leggere status scritti, passatemi il francesismo, a cazzo di cane è come vedere una pubblicità di Dolce&Gabbana con Quasimodo e Mara Maionchi come testimonial, invece dei soliti figonzo e figonza che si accoppiano, selvaggi e bellissimi, su una barca in mezzo al mare.

2 – Mettere sempre il soggetto

Quando si scrive uno status, bisogna sempre mettere il soggetto.

Già non ce ne può fregare un cazzo se ce l’avete con qualcuno e gli mandate le maledizioni via Facebook, con quegli status pieni di livore e bile che travasa da tutte le parti. Ma almeno mettete un soggetto. Basta anche un nome. Se proprio siamo costretti a leggere quanto siete incazzati con lui o con lei, almeno vorremmo sapere chi è questo lui e questa lei.

Però capisco che lasciare in sospeso il soggetto del vostro odio, ma comunque dirgliene quattro, può essere gratificante al momento, ma alla fine è utile come urlare maledizioni con la faccia schiacciata in un cuscino.

Tanto lo sapete benissimo: il bersaglio della vostra rabbia probabilmente vi ignorerà lo stesso e le vostre ingiurie gli scivoleranno addosso come la pioggia sulle lumache; le vostre amiche commenteranno con: “Che è successo, Tata?… Picci picci?… Bau bau?… Miao miao?…” e voi risponderete: “Te lo dico in pvt!“; tutti gli altri vostri contatti, a cui già fregava poco del vostro stato d’animo e si troveranno frustrati a non sapere con chi ce l’avete, bloccheranno i vostri status, nel migliore dei casi, o vi toglieranno “l’amicizia”.

3 – Non parlare all’altra persona attraverso Facebook

Perché?!… Perché?!… Peeeeerché?!

Perché dovete mandarvi gli auguri di anniversario, dirvi quanto vi amate, farvi i complimenti, darvi vigorose pacche sulle spalle e tutto il resto, attraverso gli status dei Social Network?!

Perché dovete coinvolgere nel vostro sdolcinato, mieloso, melodrammatico Ammore (sì, con la A maiuscola e le due M rafforzative) tutti i 6000 contatti che avete, invece di consumarlo tra le mura domestiche, in privato, come si faceva prima dell’avvento di Mark Zuckerberg?

Vi assicuro che non amate di più se lo esponete al pubblico ludibrio. Vi giuro che non sembrate più romantici o innamorati, in questo modo. Anzi, date l’idea di avere grossi, grossissimi problemi di coppia, ma volete convincere tutti che non è vero, che in realtà siete la Famiglia del Mulino Bianco, quando dentro casa siete solo la Famiglia di Charles Manson.

Non mi ricordo chi l’ha detto, ma una volta ho sentito questa frase che è diventata come un mantra per me: “È inutile andare a cena fuori per dimostrare quanto vi amiate agli altri. Amatevi dentro casa e andate a litigare a cena fuori.

Ecco, per Facebook vale la stessa regola.

4 – Status automotivanti

Basta con gli status automotivanti. Sono patetici, ve lo giuro. Valgono tanto quanto i buoni propositi che si fanno a Capodanno e durano ancora meno.

Quando si legge: “Potete farmi quello che volete. Tanto io sono più forte di tutti voi!“, nessuno vi immagina in piedi sull’orlo di una roccia, pugni sui fianchi, mento in alto e il sole enorme che vi circonda come nei film di John Ford. No, cari miei, vi immaginiamo a piangere con in sottofondo Il Diario Di Bridget Jones che va a loop da giorni.

Davvero, gli status automotivanti riflettono la tristezza e la depressione che vi ha spinto a scrivere cose del genere. Vi fanno sentire forti e pronti ad affrontare la vita per quasi cinque minuti, ma poi tornate sempre allo stesso tasto dolente che vi ha spinto a scrivere.

Volete sapere una cosa? Non ci possiamo fare niente, il Mi Piace è per compatimento, non perché siamo convinti che siete forti davvero. Lo so, è dura, ma qualcuno doveva pur dirvelo.

5 – Citazioni

Le citazioni sono l’oppio dei Social Network, servono a riempire uno status quando non si ha niente da dire e far credere agli altri di essere colti. Tanto lo sappiamo che siete stati su Google a cercare “Afrorismi di Oskar Waild” e Google vi ha risposto, con la sua solita supponenza: Forse cercavi Aforismi di Oscar Wilde?, facendovi sentire un po’ ignorantelli.

Comunque, se proprio proprio dovete mettere una citazione a memoria, va bene anche se non scrivete le parole precise, l’importante è il senso, e soprattutto l’autore!

Sono stufo di leggere cose tipo: Ciò che dà valore alla guerra, è la vittoria… – Cit. Vin Diesel

Cazzo, è di Sun Tzu, da L’arte Della Guerra, non di Dominic Toretto da Fast And Furious 5!

6 – Calibrare gli inviti agli eventi

Questo c’entra poco con gli status, ma è una cosa che mi tira fuori i pugni dalle mani.

Quando organizzate un evento, per quanto fantastico ed emozionante sia, invitate solo ed esclusivamente le persone che davvero potrebbero venire.

Lo so che il tuo Aperiparty Afterhour con il famoso illusionista come intrattenitore, è una serata a cui rinuncerei difficilmente. Ma abito a Milano, tu lo organizzi a Catania, cosa ti fa mai pensare che il mercoledì alle 18.00, mi raccomando puntuali!, io venga? Perché continui a invitarmi a tutte queste mirabolanti serate all’insegna dell’allegria se ci separano 1350 chilometri?!

I social ormai sono così evoluti che si possono strutturare gli “amici” in varie categorie e poi invitare una sola categoria. Capisco che perdere cinque minuti per farlo possa essere una fatica immane ed è più semplice clickare su Invita Tutti, ma quei cinque minuti possono salvarvi dall’eliminazione dai miei contatti.

E poi dai del pigro a me perché non ho voglia di farmi due giorni di viaggio per vedere il fantastico illusionista che estrae un coniglio dal culo cilindro, mentre sorseggio il mio Aperol Sour.

7 – La sagacia non è per tutti

Purtroppo bisogna rendersi conto che: sagacia, ironia e sarcasmo, sono doti innate. Non tutti le hanno, come non tutti nascono alti, belli e biondi.

Se uno è sagace, ironico e sarcastico lo sa, perché quando parla gli altri ridono. Se gli altri sbadigliano e usano su di lui sagacia, ironia e sarcasmo per prenderlo in giro, probabilmente non lo è.

Quindi, prima di fare i brillanti con i vostri status al vetriolo, assicuratevi di avere tali doti, oppure non scrivete niente, fate più bella figura. Soprattutto non sarete vittime della sagacia, ironia e sarcasmo degli altri. Anche perché siete permalosi e poi vi girano le palle.

8 – Vietato rubare

Questo si ricollega un po’ al discorso sopra.

Una volta che ci si è resi conto di non avere le doti di sagacia, ironia e sarcasmo, non va bene rubare gli status divertenti agli altri. Queste doti non si possono sopperire con un misero Ctrl+C e Ctrl+V.

Se proprio volete farlo, almeno assicuratevi di non avere amici in comune alla persona a cui rubate gli status, altrimenti la figura di merda che fate è doppia.

La stessa cosa vale per le foto e le immagini divertenti, a seconda dei gusti, delle pagine. Evitate di scaricarle in blocco e upparle sul vostro profilo per fare i brillanti, perché non funziona.

Anche perché, in genere, le pagine mettono il Watermark sulle immagini e quindi si sa subito che non sono vostre.

Secondo, Facebook ha un algoritmo malato che non fa vedere i contenuti delle pagine in bacheca agli utenti, quindi, a fronte di migliaia di iscritti, solo a pochi di loro appaiono i contenuti. Se proprio trovate una foto divertente, condividetela in modo da aiutare la pagina che l’ha creata, invece che rubarla per far vedere quanto siete fighi e divertenti.

Il crimine non paga, nemmeno sui Social Network. No, non va bene nemmeno se sotto la foto scrivete: “Rubo!

9 – Foto

Qui arriviamo alla nota veramente dolente.

Mi sono rotto le balle di vedere in bacheca le foto di quello che mangiate. La digeribilità di un alimento, non dipende dal fatto che io lo veda e che dia la mia benedizione con un Mi Piace.

Stessa cosa vale per le vostre ginocchia spigolose con lo sfondo del mare.

Soprattutto, vorrei mandare a qual paese quelli che postano le foto di bambini massacrati di botte, animali squartati e donne con la faccia tumefatta con la scritta: “Se anche tu sei contro questa ingiustizia condividi!

Condividi un paio di maroni! A me quelle foto danno fastidio, mi si stringe il cuore a vederle e non voglio vederle. Ciò non significa che ignoro il problema, anzi, quando ci penso mi sale una rabbia e una frustrazione che non ne avete idea.

Ma le nascondo e non le condivido perché non sono un sadico. Non voglio far vedere ai miei amici immagini disturbanti, oltre a non volerle sul mio profilo.

Volete sapere la verità? Condividere le foto violente è dare libero sfogo al proprio sadismo, nascondendosi dietro il dito del buonismo e della giusta causa. Ora tutti obietterete che si sono pubblicità con le stesse immagini, se non peggio. Certo, è vero. Non so fino a quanto siano legittime né servano ma, ammesso e non concesso che siano vere e non frutto di trucchi o fotoritocchi, in genere sono per la sensibilizzazione e la raccolta fondi e sono immagini che devono colpire per far muovere le mani verso il portafoglio.

Condividere quelle foto su un social, senza una vera e concreta causa, non serve a niente, se non ad appagare la propria voglia di violenza.

Un ultima cosa, a proposito del cibo. Vi giuro che se comincio a vedere il cibo fotografato all’uscita, dopo il lungo processo digestivo dentro di voi, è la volta buona che mi cancello da qualsiasi Social Network a cui sono iscritto.

10 – E Sticazzi?!

Questa è la vera regola d’oro. La regola principe per postare su un social. L’ho messa per ultima perché è quella che bisogna tenere a mente ed è anche la più semplice.

Quando scrivete uno status, rileggetelo più volte e poi, prima di pubblicarlo, chiedetevi seriamente: “Si può rispondere E Sticazzi?! a quello che ho appena scritto?

Se la risposta è: ““, allora cancellatelo e non postate niente.

Ripetete il processo per ogni cosa che vi viene in mente di scrivere e di postare, vedrete che i Social Network saranno un posto molto più bello da frequentare.

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"