Nymphomaniac

Oggi un post diverso dal solito.

Prima di tutto perché non l’ho scritto io. È uno scritto che mi hanno mandato dopo una lunga conversazione su Lars Von Trier e i suoi film. O meglio, dopo un discorso su Antichrist e Nymphomaniac, visto che sono legati da un filo conduttore, nemmeno poi così sottile.

Entrambi li ho visti di recente e, dall’alto della mia ignoranza e del mio essere uomo, non avevo capito fino in fondo. O meglio, avevo capito alcune cose, ma non avevo proprio pensato a ribaltare il mio punto di vista, pensando di guardarli con gli occhi dell’altro sesso.

La cosa che più mi ha sconvolto e che mi ha fatto capire di non aver colto proprio tutto quello che Von Trier voleva dire, è che l’autore del post continuava a ripetermi: “Nymphomaniac è il testamento di Von Trier, vedrai che è l’ultimo film.

La mia risposta era: “Ma piantala, continuerà ad ammorbarci per anni e anni…

Ecco, è di questi giorni la notizia che Von Trier avrebbe deciso di ritirarsi in quanto avrebbe deciso di disintossicarsi e, secondo lui, ex alcoolisti ed ex drogati producono solo merda.

Quindi, anche se all’inizio avevo deciso di non pubblicare questo post per tutta una serie di ragioni, ora mi sento quasi obbligato a farlo perché, effettivamente, non ero andato molto oltre la superficie dei film.

Non sono d’accordo con tutto quello che leggerete di seguito, ma per la maggior parte sì.

Lars Von Trier firma il suo testamento. Potrebbe anche ritirarsi. Nymphomaniac svela tutto. È la summa, tutt’altro che concisa, delle sue psicosi e perversioni. È una dichiarazione di guerra contro i dogmi, sconfitta nel mettersi a nudo, vittoria perché lo fa. Ha impiegato circa trent’anni per sciogliere ogni legaccio e creare l’opera assoluta.

In quanto a valore, i due volumi dovrebbero prendere il posto della Bibbia nelle case degli italiani che, diciamolo, la Bibbia non la leggono più, ma sono usciti dalla sala tuffandosi nell’acqua santa per lavar via la zozzura del demonio. Non è un caso se la critica nostrana, profusa di cattolicesimo, ci sia andata giù pesante, definendo il film gratuitamente volgare e sconcertante, contro una più liberale critica americana. E figuriamoci…

Nymphomaniac, film da gustare rigorosamente in lingua originale (la versione italiana presenta degli errori madornali), o ti schiaccia, lasciandoti senza respiro, o ti disgusta; se ti opprime, il regista ha colto nel segno, se ti fa voltare dall’altro lato… qualcosa ti spaventa e, anche in questo caso, Lars ha fatto bingo.

Come la Musa del regista, anch’io “Non saprei da dove cominciare“. Proviamo, badando che non si tratta di un film pornografico, al contrario, mai filosofia fu usata meglio. Il genio scandinavo alleggerisce le oltre quattro ore di proiezione sublimando e demistificando il sesso, rendendolo indispensabile alla sopravvivenza dell’Io e distorcendolo in una buffa maschera, a partire dai grotteschi volti distorti dal piacere in locandina. Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito ridicolo nel compiere quei reiterati movimenti avanti e indietro o, peggio ancora, lasciandosi andare a imbarazzanti grugniti nel momento culminante del finale travolgente.

Nymphomaniac - Stellan Skarsgård

Stellan Skarsgård (probabilmente il vero protagonista della pellicola) non sa che, oltrepassando la porta di casa (inquadrata meglio di quanto possa fare Michael Haneke), quella donna riversa nel vicolo e malconcia sarà la sua perdizione e salvezza, gli svelerà l’altra faccia della medaglia, trascinandolo al cuore delle cose. Come del resto profetizzano i Rammstein, che stridono con il naturale ticchettio della pioggia:

Und wenn ich rede bist du still
Du stirbst wen ich es will..

Liberando Freud dalla polvere accumulata negli anni, la storia di Joe non può che iniziare dall’infanzia e dalla scoperta di quella sessualità che può aver senso solo ricorrendo a elementi terzi, che siano le mattonelle bagnate o la pertica. E, come tutte le bambine, è affascinata dai campi di interesse del padre. Un ormai maturo Christian Slater si occupa di medicina e botanica, strettamente connesse all’idea di fecondazione.  Ma i padri non vanno mai oltre la mera didattica e le tocca scoprire da sola in che modo far abboccare il pesce alla ninfa e liberarsi di un fardello insopportabile che ostacola la conoscenza.

Nymphomaniac - Christian Slater

L’adolescenza è un brutto scherzo per tutti e Von Trier ne fornisce un’istantanea limpida e precisa: se il primo rapporto va giù come un bicchiere d’acqua, segnato solo da un numero cabalistico, tanti e tanti altri possono andare e venire con infinita noia e indifferenza.

Siamo tutti un po’ Born to be wild, soprattutto se in gioco c’è un sacchetto di cioccolatini. Pensi di poter smettere quando vuoi, ma ignori che quel numero ti perseguiterà a vita.

Con spettacolare maestria, Von Trier paragona la caccia al piacere alla pesca, rendendolo una “alimentare frenesia“, nella cui espressione il termine alimentare ne indica tutta l’indispensabilità. E qui la prima maschera vien giù: la scoperta del clitoride come strumento di piacere femminile ha aperto un ancestrale dilemma nella psicanalisi e, in maniera indiretta, ha segnato l’inizio delle lotte femministe in nome dei loro diritti. Quando una donna scopre la possibilità del godimento, i compiti a letto iniziano a equipararsi e l’uomo, pesce spaventato e non all’altezza, va a nascondersi negli anfratti del letto del fiume, per non esser catturato.

Nymphomaniac - Stacy Martin

Affondando le radici nella letteratura francese fin de siècle, Von Trier fa del femmineo il perno attorno al quale la verità prende forma, in tutta la sua fisicità e perversione. Quasi un alter ego, quasi un ammettere che “Joe c’est moi” e quindi, al diavolo le accuse di misoginia. Il regista dà alla donna il compito di smascherare le morale comune e prendere coscienza, con sofferente orgoglio, della propria essenza.

Io sono una ninfomane e adoro me stessa per questo, ma, soprattutto, adoro la mia fica e la mia lussuria sconcia e oscena” dice una superba Charlotte Gainsbourg perché lei è questo e nessuna terapia potrà cancellarlo. Inutile disintossicarsi “ammorbidendo” gli spigoli dei sanitari, gli angoli del tavolo. L’uomo è ciò che mangia; l’uomo è sangue e carne; l’uomo si nutre; l’uomo deve mangiare il sangue e la carne. Pena, la morte. Tanto vale accettare le avance di una ragazzina, se questo significa vivere.

Come tutti i suoi film, anche Nymphomaniac si basa sugli opposti. La religione contro una laicità che si nutre di trìtoni demoniaci, la logica contro un istinto votato all’autolesionismo, l’uomo contro la donna. Lucifero sale in superficie, l’istinto vince sulla logica, la donna vince sull’uomo.

Nymphomaniac - Shia LaBeouff

Se non fosse stato per Joe, Shia LaBeouf a quest’ora tenterebbe ancora di avviare il motorino… o di parcheggiare. Altro che super mega direttore della bla bla bla tipografia. Insulso, banale e pregno di un ego fallibile si ritroverà schiacciato dalla forza della donna, implorante amore. Povero. E pensare che ha dovuto far visionare al regista alcuni filmini hard per esser provinato.

Ma, per Joe, Seligman e i personaggi orbitanti, la via da percorrere è impervia e, per giungere alla consapevolezza, c’è bisogno della riflessione. Von Trier mostra come gli opposti, in realtà, convivano e si compenetrino. Accadeva già in Antichrist, non a caso ricordato con la scena chiave da cui dirama la tragica vicenda.

Seligman, “colui che è felice“, si lega a Joe come un blocchetto del tetris. Lui è l’apollineo che tutto spiega, che ricorre al pensiero per giustificare ogni riprovevole azione e difendersi dalla negazione della sessualità. Joe è il dionisiaco che vuole godere e nient’altro, se non fosse che, anche in tal caso, di difesa si tratti. I due compiono percorsi simili destinati a mete differenti: Apollo deve rinascere a nuova vita e provare l’ebrezza inconcepibile per una vita casta e rigorosa; Dioniso deve abbracciare la luce per accettare se stesso. Ma è una battaglia impari. L’uomo soccombe per aver considerato il corpo di Joe una merce da spacchettare. La donna fugge nel buio consapevole che tutto continuerà a scorrere nel peggiore dei modi perché, anche il più ponderato tra gli uomini, si è rivelato mosso da infimi istinti… e colpevole di esser stato solo estremamente curioso.

Nymphomaniac - Charlotte Gainsbourg

Il buon vecchio Seligman, ahimè, non è un viatico completo. È necessario espiare fisicamente il peccato e allora… giù di verga. Qualcuno avrebbe parlato di pulsione di morte, richiamando il connubio Eros/Thanatos, per cui uno vive dell’altro. L’erotismo rivela l’archetipo, ci riporta allo stadio primordiale, all’idea fenomenica che esisteva prima che nascessimo, prima che fossimo concepiti nel solo pensiero. Con vibrazioni sincopatiche ti spinge giù e ti riporta su. Non importa quanto faccia male, anzi, il dolore è condizione necessaria e sufficiente per la catarsi e per liberarsi momentaneamente di un senso di colpa verso… cosa? Chi? “[…] Ho sempre chiesto di più al tramonto. […] Forse è questo il mio unico peccato“. Pretendere dal mondo, pretendere da se stessi. Sempre più. Ed esserne inevitabilmente delusi. Forse è questa la radice dell’inspiegabile senso di colpa che alcuni si portano dietro. O forse no. Si chiama, comunque, masochismo.

Il pendolo che oscilla tra logica e penitenza, passa per l’amore. Giù la seconda maschera: l’amore è totale abnegazione dell’Io, perdita dell’individualismo. Amare signica annichilirsi ed esser fagocitati. È una umiliante strada a senso unico. Ma esiste, non si può negarlo, e tocca tutti, compresa Joe che desidera le mani di Jerôme sul suo corpo. Per uscire indenne da questo folle sentimento occorrerebbe spolpare fino all’osso l’altro per ottenere ciò di cui si ha bisogno. Quando questo non basta, ancora giù di verga.

Nymphomaniac - Jamie Bell

In fondo, tutti han bisogno di una valvola di sfogo, meglio se estrema. Non c’è molta differenza tra il piacere dello straccio bagnato che irrita le carni, alla mancanza di fiato quando qualcuno ci sta su con le mani attorno al collo. Forse è per questo motivo che scegliamo i posti in fondo all’aereo dove la pressione è maggiore al momento del decollo. La sensazione di schiacciamento è identica, il livello di adrenalina anche.

Tutti sviluppano latenze più o meno pericolose. È nella fisiologia umana. La differenza sta nel tacerlo. Von Trier parla e parla anche troppo, il “masturbatore dello schermo“, come spesso si è autodefinito, ti imbratta con quello che ti inorridisce, te lo schizza addosso.

Accartoccia l’idea di democrazia perché “ogni volta che una parola diventa proibita se ne toglie una pietra dalle fondamenta“; insozza la polifonia di Bach con le lenzuola madide; fa della risata di un neonato un presagio mortifero; rende gloria a latenti pedofili per non concretizzare le proprie fantasie.

Probabilmente le chiavi di lettura saranno tante, in base alla prospettiva dell’osservatore, ma come sostiene Joe: “Una morale deve esserci“.

Probabilmente, se qualcuno ti dice “sono un pessimo essere umano“, occorre credergli e non andare oltre.

 

 

Tutti i film di cui ho parlato:

Nerdcensioni

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"