Il sabato dal Gian

Il sabato dal Gian

Avevo voglia di scrivere e mi è venuto fuori questa roba.

Che faccio, lascio?

Il sabato dal Gian comincia sempre con un Wathsapp dal Frarru che dice: “Ciao bell’uomo, oggi dal Gian?

Sì. A che ora?

Siamo lì per le 3 e 30

Dal Gian ci vado sempre qualche decina di minuti prima, che almeno vedo i fumetti e scambio quattro chiacchiere. Il Gian è un po’ come i baristi dei telefilm: sta lì dietro il bancone, ti ascolta e ogni tanto ti dà qualche consiglio.
Faccio un giro, prendo il fumetto che mi interessa, chiedo com’è e il Gian, con il suo sorriso di chi la sa lunga, mi risponde: “Non voglio dirti niente, leggilo che poi ne parliamo.” e io non capisco mai se non vuole dirmi che fa schifo oppure se gli è piaciuto e vuole davvero che lo legga per parlarne la prossima volta.
Poi vedo un fumetto nuovo, gli chiedo se me lo mette da parte che lo prendo il sabato dopo, lui dice: “Sì, tranquillo“. Ma lo so che appena finisce di dire “tranquillo” si è già dimenticato e quindi il sabato dopo gli dovrò chiedere di riordinarmelo perché l’avrà finito.
Potrei prenderlo subito, ma non mi va di andare dal Gian senza comprargli niente, quindi centellino le cose che mi interessano di settimana in settimana.

Poi arriva il Frarru con gli altri. Andiamo a berci il caffè, ci raccontiamo le cose della settimana e ridiamo. Portiamo il caffè al Gian, rigorosamente con lo zucchero di canna, che a lui piace così.

Ci mettiamo fuori dalla fumetteria a fumare, a criticare i giochi, i film, a sfottere le console e soprattutto i nomi di quelle della Nintendo. Diciamo le cazzate fotoniche, ci facciamo altre risate. Un po’ come in Clerks, ma senza spaccio e senza insultare i passanti.

Intanto dal Gian arriva un sacco di gente, i soliti. Ci si saluta, si fanno due parole, nessuno si ricorda il nome dell’altro, ma va bene così. Dal Gian si va per vedere la gente che non si vede mai, è un momento di aggregazione.

Il negozio si riempie. Ci sono sempre quei due che discutono animatamente dei massimi sistemi applicati ai fumetti e che si lamentano di come Superman al cinema faccia sempre schifo.

Arriva sempre quello nuovo, spaesato, che dice che vuole leggere qualcosa e se può essere consigliato. Allora il Gian si illumina, non caga più nessuno e comincia a consigliare i fumetti che gli piacciono di più, quelli della Vertigo, gli Endless, Hellblazer, 100 Bullets e quelle robe lì, un po’ underground, un po’ mainstream.
Che poi a prenderli tutti ci spendi un capitale e allora non ti fai tirare dentro, anche se Gaiman ha il suo bel richiamo.

Poi ci sono quelli che vanno dal Gian a giocare alle Olimpiadi Konami, sul cabinato con dentro il Mame che c’è in negozio.
Arrivano, lo accendono, smadonnano perché qualcuno ha battuto il loro record e si mettono lì a smanettare come forsennati per riconquistare la gloria perduta e avere il nome là in cima.

Dal Gian il sabato c’è sempre un via vai incredibile.

Arrivano anche un sacco di ragazze. Quelle carine hanno tutte il fidanzato, entrano, chiacchierano, comprano il manga che va di brutto in questo periodo e vanno via sorridenti.
Quelle diversamente carine, invece, arrivano da sole, si infilano nell’angolo dei manga, non parlano con nessuno e vanno via con una decina di chili di fumetti giapponesi. Si consolano così.

Noi siamo fuori a criticare il criticabile, ogni tanto passa qualcuno, mi guarda di sfuggita e mi dice: “Ciao Gian!
Io non somiglio per niente al Gian, però la gente ci scambia perché ci guarda di sfuggita, pensa ai cazzi propri.

Si fanno le 5 e mezzo come niente.
Bisogna andare via che uno lavora. Sì, anche il sabato e la domenica. Perché è così, in questo paese di merda se non fai due lavori precari e mal pagati, alla fine del mese non ci arrivi. Lode a chi non si può permettere di riposare nemmeno nel week end.

Ci si saluta, si dicono le ultime cazzate, le ultime risate, poi ognuno a casa sua che la sera si esce, forse, o si va a lavorare, o si sta a casa a giocare, o a leggere, o a farsi i fatti propri.

Poi la domenica mattina si dorme, che durante la settimana non si riesce mai.

Però, al sabato, un giro da Gian lo si fa sempre.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"

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Informazioni su MrChreddy

Nato da da padre Vic 20 e madre Amiga 500, è cresciuto negli anni '80 allevato da videogiochi, fumetti e film. La sua mente vaga ancora in quell'universo parallelo, mentre il suo corpo si muove in questo rimpiangendo di aver perso tutti i suoi giocattoli di quando era piccolo. Li avesse ancora, ora sarebbe milionario. Precisino della minkia fino al midollo, non è mai soddisfatto di quello che vede, legge, gioca e trova sempre qualcosa che non va o che si sarebbe potuto fare meglio in tutto quello che gli capita tra le mani. Ha la lingua più veloce del cervello, prima parla poi pensa a quello che dice. Anche ore o giorni dopo. Per fortuna le sue idee e paranoie trovano sfogo su questo blog e non sulle macchine di quelli che hanno rovinato i suoi miti d'infanzia. Spielberg e Lucas tirano un grosso sospiro di sollievo e ringraziano per la nascita di Nerds' Revenge, che non hanno voglia di cambiare macchina ogni settimana.

22 pensieri su “Il sabato dal Gian

  1. Che bel post!Mi è venuta voglia di portare un caffè al Gian,ovviamente con lo zucchero di canna.
    Mi piace un pò tutto di quello che scrivi,ma adoro quando racconti storie personali.C’è qualcosa nel tuo stile che se anche racconti una cazzata alla fine è interessante pure quella.
    Vabbè, MrC dopo questa sviolinata ritorno nel mio angolo di lettrice passiva.

  2. Caro Mister
    pensala come ti pare
    ma secondo me, quando “personalizzi” il blog

    viaggi al doppio della velocità.

    Non c’è bisogno che ci racconti i fatti tuoi,
    che qui c’è forse il capoalfiere del sacrosanto e obsoleto diritto

    agli owncocks.

    E’ sufficiente far vedere che ci sei
    e urli forte e chiaro.

    Il sabato, mister.
    Il sabato è una cosa di una bellezza talmente profonda

    che perfino Jack Leopards s’è scomodato a parlarcene.

    Il sabato è quel giorno che puoi fare
    quelle cose inutili che la domenica non puoi fare

    o perché devi legittimare la festa poltrendo
    o perché devi legittimare la festa facendo qualcosa di concreto
    che concreto.

    Il sabato è come la vigilia di Natale.
    Ha quella magia dentro che viene immalinconita dal vuoto pneumatico del giorno dopo.

    Oggi i miei sabato sono rovinati
    dal fatto che la mia debolezza per l’altro sesso
    (cioè, dico, ma quanto sono elegante)

    mi porta a dover… ehm…
    voler fare quelle cose
    che normalmente non farei

    (sì, la casa delle torture coi nomi svedesi,
    ci siamo capiti, no?)

    però, i bei sabati di una volta…

    Insomma, Mister,
    per farla breve:

    il caffè di cui tu parli
    è un simbolo

    è la “squilla che dà segno della festa che viene”
    di leopardiana memoria.

    • Ah, un ultima cosa.

      Ma cos’è sta storia dello zucchero di canna
      nel caffè?

      Ma scherziamo?

      A parte il fatto che lo zucchero di canna
      non è più magro di quello normale

      mancopenniente

      ma poi
      volete venirmi a raccontare che la panza
      ve l’ha data la bustina di zucchero

      e non il tiramisù al lardo di strutto
      che vi siete scofanati 5 minuti prima?

      Maddddddddddddddddddai!!!!!!!!

      Il caffè va preso rigorosamente epresso
      100% miscela arabica
      (non uno 0,1% in meno)

      e con lo zucchero raffinato che quando ci cade dentro
      deve rimanere in sospensione sulla crema

      e fare una specie di “culla”

      Ma non le insegnano nelle scuole certe cose?

      • Meno male che non ho detto che io il caffè, per abitudine, lo prendo esclusivamente corretto latte freddo, altrimenti mi avresti fatto un cazziatone XD

        Però lo zucchero il più raffinato possibile. Quello di canna lo odio, non si scioglie, non dolcifica una fava.
        Come l’aspartame e il fruttosio e tutte quelle robe che ti fanno sentire in pace con la coscienza quando prendi il caffè…

    • Eh, purtroppo, caro satanasso, non ho una vita così interessante da poterla raccontare tutti i giorni :D

      Se è quello che intendevi, scusa non capisco sempre tutto subito, anzi…

      Non pensavo di essere stato così profondo né di meritare la citazione su Jack Leopards…

      Sì, il caffè è un simbolo, anche il Gian è un simbolo.
      Il sabato, quando non lo passo a letto con le emicranie, mi piace, la domenica meno, soprattutto in questo periodo, è ormai il preludio alle rotture di coglioni, le ansie e tutte quelle cose brutte che ‘sti tempi schifosi portano.

      Ma magari ne riparliamo un’altra volta, quando questo anno infame finisce :)

  3. Se togli gli articoli dai nomi è un posto stupendo :P No scherzo…
    Concordo con il Messere ma credo che la carta vincente di nerd’s revenge sia proprio l’equilibrio perfetto tra blog personale e blog opinionista. L’una o l’altra cosa, prese in singolo, finiscono per stufare, il giusto mix è vincente!
    Ps. Anche io ho il mio Gian, e succedono le stesse cose. :D

    • Gli articoli prima dei nomi li mettiamo sempre qui da me, li ho messi apposta per dare quel senso di “familiarità” al post :)

      Va bene, mixerò di più… anche se non credo di essere così interessante.

      Comunque è Nerds’ Revenge, l’apostrofo va dopo la S, non prima :P

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