Rieccomi dopo tempo memorabile a scrivere per il blog.
Ma, sapete, tra scuola e altro mi mancava il tempo e, soprattutto, le idee.
Perciò, piuttosto che proporvi articoli insulsi scritti solo per essere gettati in pasto alla Vorace Bestia Bugblatta di Traal, ho preferito prendermi qualche mese di pausa.
Quest’estate, tra una sessione di Zelda e le maratone dei cartoni animati Disney, ho letto una montagna di libri, la maggior parte per la scuola, i restanti li avevo in coda dalla Fiera del Libro.
Fra questi c’è il libro di cui oggi vi parlerò, War Horse, scritto da Michael Morpugno.

Chi ha visto il film del buon Steven Spielberg conosce già la trama, ma, per chi ignora di cosa parli, ecco un piccolo sunto.

Il libro parla dell’amicizia tra Joey, un cavallo comprato da puledrino, ed Albert, il figlio del compratore di Joey.
Albert e Joey imparano a conoscersi, a volersi bene e a rispettarsi. Diventano come fratelli.
La loro vita scorre tra alti e bassi, ma abbastanza serenamente, fino all’arrivo della guerra.
Il padre di Albert vende Joey all’esercito. Albert è costretto a lasciarlo andare, ma solo dopo la solenne promessa che l’avrebbe trovato ad ogni costo.

Così hanno inizio le peripezie di Joey: da cavallo da lavoro che era, viene duramente addestrato a diventare un cavallo da guerra.
Poi, dopo altri innumerevoli guai (che non vi spoilero, perché vorrei davvero che leggeste il libro), arriva ad una base veterinaria, dove ritrova Albert, arruolatosi nel corpo veterinario proprio con la speranza di ritrovare Joey.

Questo libro mi ha fatto riflettere (e piangere) molto: tratta temi molto umani, come l’amicizia, l’assurdità della guerra, il rapporto tra uomini ed animali dal punto di vista di Joey stesso.

Nel libro risalta anche il fatto che ormai i soldati stessi non sanno più perché stanno combattendo.
Nelle trincee, tedeschi ed inglesi sono tutti quanti vittime e burattini di pochi uomini che hanno deciso per tutti.

Simbolica è la scena in cui un soldato tedesco ed uno inglese si giocano Joey, arrivato esausto, denutrito e ferito nella terra di nessuno, a pari e dispari.
Dalle loro parole e dai gesti si capisce che non hanno più motivo di combattere, anzi. Forse, se non fossero avversari per scelta dei loro vertici, sarebbero addirittura amici: si scambiano frasi scherzose, il tedesco raccomanda all’inglese di trattare bene Joey, si salutano con cordialità.

Per fare un altro esempio, ad un certo punto Joey e Topthorn, il cavallo che lo sostiene e lo incoraggia fino alla morte, vengono presi dai tedeschi, dopo un attacco fallimentare del loro squadrone.
Cosa diceva -ovviamente- la propaganda inglese dell’epoca?
Che i tedeschi erano brutti e cattivi, che bisognava sparare loro a vista, eccetera.
Stando così le cose, allora quei tedeschi avrebbero dovuto abbattere senza pietà due cavalli inglesi, perché “nemici”. Invece li trattano con tutti i riguardi, proprio come avrebbero fatto gli inglesi.
Joey si fida e si affida a chi lo tratta bene.

Credo sia una lezione che noi umani dobbiamo ancora imparare: se dai affetto e dedizione, ricevi affetto e dedizione.

Vi consiglio caldamente di leggerlo, credo sia uno di quei libri che riesce a far cambiare opinione alle persone.
Oppure se amate i cavalli, se volete rileggere la guerra da un altro punto di vista, se vi piacciono le storie di vera amicizia, allora questo è il libro giusto per voi.

 

 

Trillian Astra

Scritto da: Trillian Astra

Era una ragazza strana. Alla voce "hobby" c'era scritto "autopsie".