Pixels

Ecco finalmente il post su Pixels, potete smettere di piangere.

Avrei dovuto pubblicarlo prima, lo so, ma il tempo è tiranno e la voglia scarseggia. Poi metteteci il caldo e l’afa che fanno da deterrente al mettersi al Pc per scrivere. Vorrei essere uno di quelli che contribuisce ad allargare il buco nell’ozono e ad aumentare l’effetto serra con un bel condizionatore sovra proporzionato per il mio appartamento, ma purtroppo ho solo un misero ventilatore che non fa altro che smuovere aria calda.

In più, Pixels, è uno di quei film che non ti fa venire voglia di dimenticarlo all’uscito dal cinema, ma proprio mentre lo stai guardando.

Non so se conoscete la storia dietro a Pixels, il film. Non fa niente, tanto ve la racconto lo stesso.

Nel 2010 un regista francese, Patrick Jean, ha quest’idea brillante per un corto: cosa potrebbe succedere se i vecchi videogames uscissero da una Tv a tubo catorcio catodico e invadessero il mondo?!

A una domanda assurda, la risposta, vien da sé, che non può che essere assurda: pixellerebbero la nostra realtà!

Patrick Jean annusa che l’idea è ottima, chiede aiuto alla One More Production per gli effetti speciali, e confeziona un meraviglioso corto di due minuti e mezzo in cui racchiude tutto e ha un successo strepitoso. Ne avevo parlato un secolo fa qui di Pixels, il cortometraggio.

Pixels - Pac-Man Vs Tohru Iwatani

Tohru Iwatani, un uomo faccia a faccia con la sua idea

Ora sorgono spontanee altre domande.

C’è bisogno di dialoghi? No, bastano le immagini!

C’è bisogno di una storia? No, basta un’idea vincente e un pretesto!

C’è bisogno di attori di richiamo? No, bastano alcuni iconici protagonisti dei videogiochi!

C’è bisogno di farne un film da un centinaio di milioni di dollari con un attore spompo che non ha più niente da dire? Assolutamente no!

Evidentemente la Sony ha risposto di sì all’ultima domanda, complice anche il fatto che Adam Sandler, uno degli attori che detesto di più in assoluto, ci teneva proprio a fare un film dimmerda tratto da un corto bellissimo.

La logica che sta dietro a questa operazione, a parte tentare di fare un sacco di soldi sfruttando l’effetto nostalgia, non la capisco.

Pixels - I soliti eroi

Non sono scazzato, è che ho abbastanza soldi per fottermene di fare qualcosa di buono

Probabilmente Adam Sandler è un ricco annoiato sempre alla ricerca di qualcosa da fare. Probabilmente se gli trovassimo un hobby non si metterebbe a fare film. Per carità, essendo attore e produttore, il fatto che voglia fare film sembra una conseguenza quasi naturale, il problema è che sembra non abbia la benché minima voglia di farli. Vedere la sua faccia scazzata sullo schermo per due ore non è per niente edificante. Il resto del cast, ruoli al limite dell’idiozia a parte, funziona molto meglio di lui.

Forse è stufo, d’altronde continua imperterrito a riproporre lo stesso personaggio in tutti i film: lo sfigatello dalle immense potenzialità che non crede in se stesso e ha solo bisogno dell’occasione giusta per dimostrare a sé e al mondo quanto vale davvero. Con contorno di una bella ragazza che immancabilmente si innamora di lui.

La cosa funzionava all’inizio quando aveva 30 anni, ma ora ne ha 50 e comincia a diventare un po’ ridicolo e soprattutto poco credibile. Dove ridicolo e poco credibile sono sinonimi di insopportabile.

Alla regia di Pixels c’è Chris Columbus che sembra aver perso la verve e la passione di una volta, anche se, devo dire, che il risultato, almeno visivamente, lo porta a casa in modo dignitoso.

Pixels - Pac-Man

Visivamente è buono. Visivamente…

Il vero problema del film, oltre a Sandler, è che è di una stupidità a tratti imbarazzante. Più di una volta mi sono trovato ad abbassare gli occhi perché mi vergognavo a vedere cosa stava succedendo sullo schermo, o a sentire i dialoghi. Soluzioni facili a situazioni che sembrano inventate da un bambino di sette con un deficit dell’attenzione.

Faccio un esempio per tutti, voglio omettere quello che fa il presidente degli Stai Uniti per pietà verso gli sceneggiatori. Il personaggio di Sandler è un genio dei videogiochi anni ’80 perché capisce al volo lo schema su cui erano costruiti. L’unico gioco in cui non riesce è Donkey Kong perché ai livelli alti non segue più uno schema preimpostato, ma comincia a diventare random. Perfetto, ci può stare. Peccato che poi si veda Sandler giocare da campione ad Asteroids che è un gioco che non segue uno schema predefinito, anzi, il suo successo sta proprio nell’imprevedibilità del movimento degli asteroidi vettoriali e dalla simulazione dell’inerzia della navicella.

È un vero peccato, perché gli effetti sono belli, il senso di nostalgia colpisce in pieno e ci sono un sacco di chicche, citazioni, easter eggs e strizzatine d’occhio per gli appassionati di anni ’80 e francamente mi sono divertito a provare a coglierle. Purtroppo il tutto è inserito in un contesto inguardabile e il botteghino l’ha punito, giustamente. Ovunque ho letto peste e corna sul film, ma tutti concordavano su un punto: l’idea di base è buona. Peccato che l’idea di base non sia originale, ma presa dal corto.

Pixels - Donkey Kong

Nostalgia tirata in faccia

Sandler, me la prendo con lui proprio perché ha voluto fare il film a tutti i costi, ha davvero bisogno di un hobby, ha bisogno di tenere la mente e le mani impegnate prima che si lanci in qualche altro atroce progetto. Non dico che ha rovinato il corto Pixels, anche perché quello è bello e tale rimane, però, porca miseria, basta questi film al cinema. Non per altro, ma perché fa sembrare tutti noi reduci degli anni ’80 un branco di nostalgici incapaci di rassegnarci al tempo che passa… che forse è anche vero, ma non siamo così idioti che abbiamo bisogno che ci si butti addosso una manciata di cose amarcord per farci apprezzare anche la stupidità in cui sono immerse.

 

 

Tutti i film di cui ho parlato:

Nerdcensioni

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"