Oggi un bel post supernerd, di quelli vintage su una delle console che ha cambiato la storia dei videogiochi, il mitico NES.

Il post non capita a caso perché il 15 luglio il NES  ha compiuto ben 30 anni e ancora oggi è una delle console più amate e ricordate da tutti. Forse addirittura è la prima vera console moderna.

La sua storia è interessante e, in effetti, ha influenzato il mondo videoludico più di quanto uno possa pensare.

Pronti a commuovervi ripensando ai bei vecchi tempi?

La Nintendo nasce nel 1889 come una casa di produzione di giochi di carte.

Negli anni ’70 del secolo successivo comincia a distribuire la console Magnavox Odyssey e sul finire di quegli anni produce i primi cabinati per le sale giochi, come Donkey Kong.

Tra i vari prodotti Nintendo del 1980 c’era una serie di videogiochi portatili progettati dal signor Gunpei Yokoi, i Game & Watch, che avranno una notevole influenza sul successo del NES e dell’industria dei videogiochi.

Questo è uno dei Game & Watch più venduti: Donkey Kong II.
Scusate la lacrimuccia, ma ce l’avevo anche io e non sapete quanto ci ho giocato da piccolo.

Tra l’altro i Game & Watch hanno un’aria familiare, ma non riesco a capire cosa mi ricordano quei due schermi lì…

Il successo dei cabinati da sala giochi e dei Game & Watch fu strepitoso.
La Nintendo capì che era tempo di provare a distribuire i cabinati in tutte le case dei giapponesi creando una console per giocare con dei giochi intercambiabili.
Lo sviluppo di questa console fu affidato a Masayuki Uemura.

Il 15 luglio 1983 viene lanciato in Giappone il FamiCom, tipica contrattura giapponese di Family Computer, nome della prima console casalinga della Nintendo.

Il FamiCom dallo stile sobrio ed elegante.

Però il FamiCom all’inizio aveva dei problemi di progettazione e di hardware e la Nintendo fu costretta a ritirarlo da mercato per riproporla una volta sistemate le magagne alla scheda madre e aver sistemato l’elettronica.
Il FamiCom inizialmente venne venduto con 3 giochi che erano conversioni dei cabinati da sala giochi: Donkey Kong, Donkey Kong Jr. e Popeye.

Alla fine del 1984 il FamiCom era la console più venduta in assoluto in Giappone.

La Nintendo, forte del successo giapponese, stava progettando di esportare il FamiCom negli Stati Uniti, prendendo accordi, già nel 1983, con un’altra ditta americana specializzata in videogiochi: l’Atari.
L’Atari avrebbe distribuito il FamiCom a suo nome, mentre la Nintendo ne avrebbe mantenuto il controllo produttivo. Purtroppo una brutta storia di diritti sulle conversioni dei videogiochi e la suscettibilità dell’Atari fecero saltare l’accordo all’ultimo momento.

La Nintendo quindi si mise a cercare qualche altro partner per la distribuzione, ma dopo più di un anno ancora non aveva trovato nessuno. Nel 1985 Nintendo decise che avrebbe fatto tutto da solo e ‘fanculo ai partner.

Il problema però era un altro. In America, nel 1985, le console non se le cagava più nessuno, era passata la moda, si erano sgonfiate le richieste e tutti erano molto più interessati alle novità tecnologiche chiamate Home Computer e prodotte da IBM e Apple.
La Nintendo, quindi, doveva studiare una strategia che permettesse ad una console di attecchire in un paese che le console non le voleva.

L’idea geniale fu di trasformare la console in una roba per giocare che non era una console.
Innanzitutto cambiarono il nome da Family Computer a Nintendo Entertainment System, NES per gli amici… che presto diventarono milioni.
Poi cambiarono il look, trasformando quella roba rossa e bianca, che vedete sopra, in una specie di videoregistratore grigio e nero.

Lo sportellino per infilare le cartucce, come quello dei vecchi videoregistratori

Poi indirizzarono tutta la campagna di marketing sui bambini, con le pubblicità mirate, e fecero sparire la parola console da ogni dove, usando il nome tecnico di Control Deck. Le cartucce invece erano chiamate Game Pack, nome che valeva per tutti i giochi, ma principalmente per i giochi pacco, e non erano pochi.

Genitori, guardate come sembrano intelligenti i vostri figli mentre giocano con il NES!

Vennero cambiate le copertine delle cartucce rendendo i disegni spixellati per far capire che erano giochi e non robe serie.

Irresistibili quei disegni!

Infine venne introdotto sui giochi il Nintendo Seal Of Quality, ancora oggi presente, che stava ad indicare che i contenuti erano controllati ed adatti ai minori, poi il gioco poteva pure fare cagare.

Come dichiarare la censura con stile.

La prima ondata di NES venne distribuita il 18 ottobre 1985 a New York, per varie ragioni.
La prima era che Nintendo, dovendo produrre da sola tutte le console, non sarebbe riuscita a soddisfare una distribuzione capillare. La seconda, forse più importante, era economica, sociale e culturale: New York era già una città ricca e con una vasta mescolanza di culture. C’erano i ricchi, c’erano i poveri, c’erano gli istruiti, c’erano gli ignoranti e c’erano gli italo-americani, quindi era un ottimo banco di prova per testare l’interesse della massa per il NES. In ogni caso, se non fosse andato, si sarebbero trovati molte meno console sul groppone da smaltire.

In realtà il NES a New York, nel Natale del 1985, vendette uno sproposito e quindi nel febbraio del 1986 venne distribuito nel resto degli USA e in Canada.

C’erano due tipi di versioni del NES, che si differenziavano per il contenuto della scatola e per i giochi.
La versione più economica, 199,99$, comprendeva la console, 2 controller e Super Mario Bros.

La versione più completa costava la bellezza di 249,99$ e comprendeva la console, la pistola Zapper, i giochi Gyromite e Duck Hunt, quest’ultimo (e mi pare unico gioco) da usare con la Zapper.
Infine nella scatola c’era anche l’inutile robottino R.O.B.Robotic Operated Buddy, con dentro tre giochi, vagamente interattivo, completamente abbandonato dopo la vendita da parte di Nintendo. In giro c’erano un sacco di bambini viziati con un R.O.B. di cui non sapevano che farsene.

250 dollari spesi bene

In ogni caso le differenze tra il FamiCom e il NES occidentale non si limitavano solo a quelle descritte fino ad ora. Anche i controller erano diversi.

Il microfono nel pad… ricorda qualcosa?

I controller del FamiCom erano attaccati alla console, i fili uscivano direttamente dal corpo, nella parte posteriore, e non erano intercambiabili, se uno si rompeva doveva essere portata la console in assistenza. In più il secondo controller era dotato di un microfono che poteva essere usato con… Legend Of Zelda e forse un altro paio di giochi, poi basta, segno che la Nintendo ha da sempre avuto il vizio di fare le cose e poi abbandonarle sul nascere.
La feature del controllo vocale in Zelda non venne rimossa nella versione del gioco USA, anche se i controller non avevano microfono, e alcuni passaggi del gioco erano quantomeno oscuri senza la possibilità di poter usare la voce.

Fino a quel momento le console erano dotate o di joystick, quindi con la manovella, o di strampalati pad con rotelle, tastierini numerici e altre boiate varie, che li facevano sembrare dei telecomandi per le Tv o dei brutti telefonini.

Ad esempio il controller dell’Intellivision, provavi a giocare e rispondeva tua nonna…

La vera innovazione dei controller del NES fu l’inserimento dei due tasti azione, A e B e, soprattutto, la croce direzionale, mutuata dai Game & Watch che abbiamo visto all’inizio e inventata da Gunpei Yokoi.

Nonostante i colori allegri e vivaci ha fatto scuola

Il pad americano del NES era completamente diverso nell’estetica, non aveva il microfono, ma è il controller che è passato alla storia e ha cambiato il modo di concepire i pad ed è rimasto nella storia diventando un simbolo riconoscibilissimo e sinonimo di nerd.

Le scarpe per gli hipster

Dicevamo un simbolo riconoscibile da portare ovunque…

La fidanzata ideale

… anche tatuato sul culo.

Ora lo so che starete chiedendo: “Ma ‘sto cazzo di NES in Italia ci è mai arrivato?!

Certo che ci è arrivato. Con calma, nel novembre del 1987, quattro anni dopo il Giappone, due dopo gli USA e uno dopo il resto dell’Europa. Sono numeri che oggigiorno non sarebbero possibili.
Il NES era distribuito dalla Mattel e costava uno sproposito, cosa che ne ostacolò parzialmente il successo, insieme al fatto che i giochi uscivano con ritardi spaventosi di mesi e di anni e che la pubblicità era affidata a…

Gimmy five… sigh!

Jovanotti.

In quegli anni Jovanotti era un mito per i ragazzini, ma era considerato un po’ un coglione dai genitori, che poi erano quelli che dovevano cacciare i soldi per comprare il NES ai figli. E se poi il figlio diventava un coglione come Jovanotti?!
Infatti io con il NES ci giocavo a casa di Gargiulo nei pomeriggi dopo la scuola, che tanto i suoi lo consideravano già un pirlotto e quindi non avevano paura che peggiorasse più di tanto.

Nel 1989 uscì addirittura un film sovvenzionato da Nintendo, che pubblicizzava Super Mario 3 e il Power Glove: Il Piccolo Grande Mago Dei Videogames.

Altro mitico film degli anni ’80 che avrò visto un centinaio di volte.

Sul finire degli anni ’80 la Nintendo dominava il mondo delle console con il NES a 8-bit, ma la concorrenza, ora che avevano prese piede le console, cominciava ad uscire con altri prodotti per appropriarsi del mercato. La più forte di tutte era la Sega con il suo Master System.

Provaci ancora Sega.

Però la Sega non riuscì a spodestare il dominio Nintendo da America e Giappone. Andò molto bene in Europa, dove il NES arrivava in ritardo per colpa di Mattel, e in Brasile.

In ogni caso il NES era la console considerata più potente, con i giochi migliori, la grafica migliore e, soprattutto, i brand migliori, come Super Mario, Zelda, Metroid e molti altri.

Fotorealismo anni ’80

L’influenza del NES, la sua collocazione commerciale, influenzarono il mercato delle console fino all’arrivo della Playstation 1 nel 1994. La PS fu la prima console a tentare di uscire dal circolo vizioso di console/giochi per bambini, sdognanadosi nel mondo degli adulti e avendo successo proprio grazie a questo… oltre che alla pirateria, ma questa è un’altra storia.

Ma prima di arrivare a fine vita del NES e del Famicom, la Nintendo provò a lanciare altre periferiche, poi prontamente abbandonate, un po’ perché pezzenti, un po’ perché non capite per l’epoca di allora.

Una, non della Nintendo, era il Power Glove lanciato nel 1989 in contemporanea con il film, ma morto subito perché praticamente inutilizzabile e scomodissimo. Poi però il concetto è stato ripreso con tutti i controller di movimento e telecamerine varie moderne.

Forse Powerplay in inglese significa “Ingiocabile”

Quelle Nintendo invece erano un Modem per collegarsi con il FamiCom alle vecchie BBS, l’antenato di internet, ma ritirata subito perché avevano paura che poi i bambini ci sputtanassero lo stipendio ai genitori con le telefonate e poi non compravano più i giochi. Questo, tra l’altro, è stato il picco della carriera online di Nintendo.
La seconda, più interessante, era un lettore floppy sempre per il FamiCom.

Floppy che hanno fatto flop

Questo lettore da mettere sotto la console permetteva di usare dei floppy riscrivibili e aggiornabili nei negozi, nonché utilizzabili anche con i cabinati delle sale giochi.
Tra l’altro le saghe di Zelda e di Metroid debuttarono proprio su floppy e poi vennero ristampate su cartuccia.

Le vecchie mitiche cartuccione

Le cartucce del NES sono anche al centro di una piccola curiosità.
Le cartucce non sempre funzionavano al primo colpo, a volte si inserivano e non andavano. Noi giovani degli anni ’80 le tiravamo fuori e soffiavamo forte sui contatti per togliere la polvere, poi le rimettevamo e partivano finalmente.
Ma la polvere non c’entrava niente e, anzi, soffiare sulla cartuccia era dannoso in quanto si soffiava dentro anche la sputazza l’umidità della bocca che, a lungo andare, ossidava i circuiti interni della cartuccia.
Il vero problema del malfunzionamento dei giochi era che la Nintendo voleva avere assoluto controllo sulla produzione dei giochi, ormai ci aveva preso gusto, e quindi per assicurarsi che venissero usate solo le cartucce originali costruite da lei, Nintendo inseriva un chip antipirateria di controllo, il Chip NES10 che doveva essere letto dalla console. A volte questo check iniziale falliva e il gioco non partiva, togliendolo si resettava la console e rimettendolo il processo si ripeteva e il chip veniva letto.
Insomma soffiare come flautisti peruviani sulle cartucce non serviva a niente.

Nel 1995 cessò la distribuzione del NES, la Nintendo aveva venduto 62 milioni di console nel mondo e il NES era diventato parte integrante della cultura di massa, un’icona riconoscibilissima e oggetto presente in ogni casa, sia in Giappone che in America, come il televisore o il frigorifero.
Uscirono altre versioni più economiche del FamiCom e del NES, dei restiling estetici più che altro, ad un costo inferiore, che cani e gatti randagi ancora non l’avevano comprato. Ma ormai la console era a fine vita e ne stavano uscendo di nuove e più performanti e comunque, nell’immaginario collettivo, il NES rimane lo scatolotto grigio e nero, prima, vera console e per molti anche l’unica ed inimitabile.

Così concludiamo il viaggio nella storia del NES, spero di non avervi rotto troppo le balle o annoiato, spero di non aver scritto troppe cagate e spero che vi sia piaciuto.

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"