Per chi è nato e ha vissuto gli anni ’80 i robottoni giganti giapponesi sono stampati a fuoco nella mente.

Per noi, frasi come: “Alabarda Spaziale!“, “Pugni Rotanti!“, “Raggi Gamma!“, “Attacco Solare, energia!“, “Miwa, lanciami i componenti!“, non sembrano assurde, ma, anzi, sono molto evocative e riportano ad un periodo bellissimo della vita in cui eravamo convinti che nel 2000 avremmo viaggiato su macchine volanti, vestiti di carta stagnola e che il mondo sarebbe stato difeso da giganteschi e fighissimi robot pieni di armi esotiche e fantascientifiche.

Purtroppo quelle fantasie si sono rivelate solo… ehmmm… fantasie e oggi i robot, come li intendevamo noi, non li hanno ancora fatti. Ma non solo quelli giganteschi, ma anche quelli piccoli, a grandezza umana. Insomma, una delusione totale.

Ad alleviare le nostre pene è arrivato Guillermo Del Toro che, con il preciso scopo di dare nuova linfa alle nostre infantili fantasie e inforderci nuova speranza, ha pensato bene di dirigere un film che tutti noi aspettavamo da quando avevamo 5 anni: Pacfic Rim.

Vedere Pacific Rim è come andare al cinema a vedere il film che avremmo fatto a 7 anni insieme al nostro compagno di banco il giorno dopo aver visto Goldrake o Mazinga o Jeeg.
C’è la stessa infantile ingenuità, lo stesso sense of wonder, lo stesso trasporto di quando si giocava a: “Facciamo che io sono Goldrake e te il mostro di Vega!” e poi ci si scassava di schiaffi.
Anzi ad un certo punto del film nasce il sospetto che Guillermo del Toro sia proprio Gargiulo, il nostro compagno di banco alle elementari, che alla fine ce l’ha fatta a diventare regista.

Uè, Gargiulo, quanto tempo!

La storia è abbastanza semplice: si apre un varco spazio-temporale sul fondo del pacifico e i Kaiju cominciano a riversarsi nel nostro mondo per estinguerci e prenderne possesso.
Noi umani, vista la difficoltà incontrata nello sconfiggerli, decidiamo di costruire dei giganteschi robot per affrontarli, i Jaeger.
I Jaeger devono essere pilotati da due persone, una si occupa dell’emisfero destro, l’altra del sinistro. I piloti, quindi, devono essere mentalmente interconnessi tra di loro, il Drift, in modo da muoversi e pensare come una persona sola.

Il piacere e l’onore di fare la Cavia

Gli scontri vanno avanti per 15 anni. I Jaeger sono un’ottima difesa, ma i mostri che arrivano sono sempre più grossi e cattivi, finché anche gli Jaeger cominciano a soccombere. I governi mondiali allora decidono di porre fine al progetto Jaeger e fermare i Kaiju con dei muri altissimi, che tutti i governi mondiali hanno dei cugini nell’edilizia a cui affidare gli appalti.
Ma i Kaiju quei muri li tirano giù in un niente, ma non me l’aspettavo, quindi il Marshall Pentecost () decide di tentare il tutto per tutto con un’ultima azione dei pochi Jaeger rimasti.

Ti spezzo solo con lo sguardo

Visivamente Pacific Rim è qualcosa di incredibile. Se c’è un film da vedere assolutamente al cinema è questo, in televisione, scaricato o chissà come non gli rende assolutamente giustizia.
Gli effetti speciali sono paurosi, complice anche il trucchetto di far combattere Jaeger e Kaiju sempre sotto la pioggia.
I Jaeger son alti come grattacieli e assolutamente credibili e “perfetti” nella loro imperfezione e distruttibilità. I Kaiju sono imponenti, spaventosamente distruttivi e sembrano i fratelli grandi e cattivi di Godzilla.
Le scene di lotta sono spettacolari, chiare, adrenaliniche, maestose e spettacolari. Guillermo del Toro prende per il coppino i vari Michael Bay e Zack Snyder e gli fa vedere come si dirige una scena d’azione dove si capisce cosa succede in ogni momento, nonostante la pioggia, gli schizzi d’acqua e i palazzi distrutti. Non c’è traccia di shaky cam nemmeno per un secondo in tutto il film.
Che un messicano debba far vedere come si gira un film all’americana agli americani stessi, la dice lunga.

La prospettiva sbagliata da cui guardare un Kaiju

Ogni cosa in Pacific Rim è un omaggio alla filmografia godzilliana di Ishiro Honda e ai mostri di plastilina del compianto Ray Harryhausen. Non per niente il film è dedicato a loro.
Poi ci sono millemila citazioni ai robottoni e che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia, ai film di fantascienza e dei kaiju giapponesi. Ogni cosa è stata ponderata per essere un omaggio, dai Kaiju che, come Godzilla, arrivano dall’oceano e non dallo spazio, fino ai piloti dei jaeger che soffrono quando il robottone viene colpito, come succedeva nei cartoni animati che tanto amavamo.
Ad esempio, a fine film, ho detto: “Mah, quella roba lì mi sembra un po’ una stronzata.” e Ultimate Jar Jar Binks, serafico come al solito, mi ha risposto: “Guarda che è una citazione di Giant Robot.

Io che aspetto ansioso il film, masticando un Actarus che oggi varrebbe quei 5 o 6 milioni di euro tra i collezionisti.

Questo è quello che pensa il MrChreddy di 7 anni che ha visto il film.

Il MrChreddy di oggi si è divertito un mondo, certo, ma l’ingenuità di fondo non l’ha conquistato. Pacific Rim è un’occasione sprecata per fare una nuova pietra miliare del cinema di fantascienza.
Purtroppo certi passaggi della sceneggiatura un po’ troppo allegri e pretestuosi si fanno sentire abbastanza da non riuscire a chiudere un occhio.
Peccato perché le carte in regola le aveva tutte.

Signore, vedo qualcosa sul radar…

Momenti Spiegone e i discorsi motivazionali pre-finale, d’obbligo in qualsiasi film americano dove l’umanità è in pericolo, sono ridotti all’osso e ben contestualizzati, solo che a volte spiegano un po’ troppo mettendoci dentro tutto, ma proprio tutto, anche il superfluo, tanto da far barcollare la soluzione finale… a meno che non sia uno stratagemma per il sequel.
La cosa che fa strano è che è tutto studiato bene, dal sistema di controllo dei robottoni, al Drift dei piloti, all’escamotage per i flash back, alle origini dei Kaiju, con la critica ecologica che non fa mai male. Poi cade nei particolari, in alcuni dialoghi, in alcune reazioni dei personaggi, nella struttura a là Top Gun, in un paio di personaggi secondari e alcuni passaggi inutili e dubbi.
Se Giullermo del Toro si fosse concentrato sull’anima del film, i Jaeger contro i Kaiju, limitandosi a giustificarla dando poi sfogo alle scene d’azione e di botte, approfondendo i personaggi principali tralasciando quelli secondari, sarebbe stato decisamente meglio.

Epic moments, when two hearts are caring…

Peccato, un bel film che poteva diventare molto di più, anche perché del Toro, a parte la sua mania di produrre film su bambini inquietanti, è uno che rende giustizia alle cose su cui mette mano, come i due Hellboy, che non fanno assolutamente rimpiangere i fumetti di Mike Mignola, o il secondo Blade, fino al bellissimo Labirinto Del Fauno, la sua favola sulla crudeltà umana.

Epic moments, memories we’ve been sharing…

In ultimo piccola parentesi sul 3D. Assolutamente fantastico e riuscito, uno dei migliori film in 3D, la profondità si nota per tutto il film, ma all’inizio, quando non si è ancora abituati, è incredibile, una riconversione perfetta.
Tra l’altro, se potete, andate in un cinema con lo schermo grande, perché Pacific Rim è stato riconvertito in full frame per l’IMAX e il quadro è pulitissimo, lucido e travolgente. Forse il film con la miglior resa visiva da un sacco di tempo a questa parte.

Insomma, il film che aspettavo davvero da quando avevo sette anni, purtroppo da allora son cresciuto.
Che poi il problema vero è che quando ero in sala tutto funzionava a meraviglia, ma una volta usciti ne abbiamo parlato e le magagne sono saltate fuori… compresa la bionda Paciu che lei avrebbe preferito vedere un film di Jem & le Olograms che salvano il mondo da un’invasione dei My Mini Pony.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"