The Rocky Horror Picture Show

Dopo un paio di settimane di assenza, torna il Nuovo Cinema Amarcord, per la gioia del Club Nostalgici. E torna con un film che io amo molto.

Come dicevo in The Blues Brothers, non sono un appassionato di musical, se posso li evito, eppure questo musical mi è piaciuto un sacco fin dalla prima volta che l’ho visto: The Rocky Horror Picture Show.

Quindi bando alle ciance, non indugiamo oltre, fate un salto a sinistra, poi un passo a destra, mettete le mani sui fianchi, stringete le ginocchia in dentro, fate un movimento pelvico che vi manda fuori di testa e facciamo il Time Warp!

Sigla!

The Rocky Horror Picture Show (TRHPS) nasce da uno spettacolo teatrale del 1973 di discreto sccesso: The Rocky Horror Show scritto, musica e sceneggiatura, e interpretato da Richard O’Brien, nei panni di Riff Raff.

Nel 1974 la 20th Century Fox decide di trasformare quello spettacolo in un film con un budget piuttosto ridicolo: 1 milione di dollari.

Richard O’ Brien e il regista Jim Sharman si mettono al lavoro per adattare lo spettacolo per il cinema e, in pochissimo tempo, sfornano il film che poi verrà distribuito nelle sale cinematografiche nel 1975, con risultati disastrosi, almeno all’inizio.

The Rocky Horror Picture Show parla di una coppia, Brad MajorBarry Bostwick, e Janet WeissSusan Sarandon, che, in una notte di tempesta, rimangono bloccati con la macchina e trovano rifugio in un vecchio castello.

Il castello è abitato da bizzarri individui, sono alieni del pianeta Tansexual, della galassia Tansylvania, capitanati dal Dottor Frank-N-Further, uno strepitoso, trascinante e affascinante Tim Curry, che ha dato la vita ad una creatura: Rocky Horror, Peter Hinwood.
Le vite di Brad e Janet, nel castello, vengono completamente sconvolte e scoprono i piaceri del sesso e della libertà, capendo che il loro sogno di sposarsi, non era altro che una imposizione delle convenzioni sociali, mentre la vita vera non è seguire pedissequamente le castranti regole imposte, quanto essere ciò che si è, trasformando i veri desideri in realtà: Don’t dream it… be it!, non sognatelo… siatelo! (maledetto italiano!).

TRHPS, come dicevo, nasce da uno spettacolo teatrale di inizio anni ’70, subito dopo la fine dell’era dei Figli dei Fiori, del Peace and Love, dell’Amore Libero e degli Hippy. Era conclusasi tragicamente nel ’69 con i brutali omicidi della Famiglia Manson che portarono alla luce il fallimento della libertà data ai giovani e autogestita nelle varie comunità che erano nate.

Subito dopo quei fatti si scatenò un’ossessione repressiva contro ogni forma di libertà e un ritorno forzato ai valori tradizionali della famiglia.

THPS, come altri film e musical prima e dopo di lui, cerca di riportare nella giusta dimensione le idee che nacquero nel 1968 tra i ragazzi. Il sesso, sia omo che etero, non deve essere un tabù, ma un’espressione di quello che si è, un modo di esprimersi, una manifestazione dell’io. Bisogna essere liberi di amare e farsi amare, di scegliere con chi andare e non farsi imporre il marito o la moglie perfetti. Non esiste niente di perfetto, di bello e di giusto in senso assoluto, ma esiste ciò che per noi è perfetto, bello e giusto e dobbiamo avere la libertà di affermarlo senza essere giudicati, additati ed emarginati.

Questo negli anni ’70. Siamo nel 2014 e stiamo ancora parlando di coppie di fatto, di coppie etero fuori dal matrimonio e di matrimoni gay. Direi che la lezione è stata capita e assorbita per bene.

TRHPS uscì nell’agosto del 1975 a Londra e e nel settembre dello stesso anno negli U.S.A. rischiando di diventare un sonoro flop… se nonché alla Fox si accorsero che le sale, vuote durante le proiezioni canoniche, si riempivano di gente alle proiezioni notturne, quelle della mezzanotte.
Non solo questo, ma scoprirono che gli spettatori erano sempre più o meno gli stessi.

Nel 1976 TRHPS comincia la sua carriera da Cult Movie a New York nelle proiezioni notturne del venerdì e del sabato sera, arrivando ad incassare 20 milioni di dollari nei primi quattro anni dalla sua uscita, senza mai uscire dal circuito cinematografico.

In Italia esce nell’agosto del 1976, non doppiato e con i sottotitoli fatti peggio che male, e rimane in cartellone meno di 3 settimane. Nel 1980 il Cinema Mexico, di via Savona a Milano, comincia a proiettarlo il venerdì sera e fa sempre il tutto esaurito. Ancora oggi TRHPS è in programmazione al Mexico, tanto che si è guadagnato il nome di Rocky Horror House.

TRHPS, con le sue continue proiezioni nei cinema di tutto il mondo, è il film che detiene il Guinnes dei Primati come film di maggior permanenza nei cinema. Guinnes che credo sarà impossibile battere.

Io la prima volta lo vidi a 19 anni a casa di amici e rimasi folgorato. A parte il significato del film, di cui ho parlato prima, e che arrivai a comprendere solo centinaia di visioni dopo, quello che mi colpì fu la splendida musica Rock, la follia del film e, soprattutto, le citazioni nascoste ovunque di tutti i classici del cinema horror e di fantascienza ani ’40 4 ’50.

Solo nella canzone iniziale, Science Fiction – Double Feature, vengono citati:
– The Day The Earth Stood Still (Ultimatum Alla Terra) del 1951e il protagonista Michael Rennie
Flash Gordon del 1936
– The Invisible Man (L’Uomo Invisibile) del 1933 con il protagonista Claude Rains
– King Kong del 1933 e la sua protagonista Fay Wray, film citato anche alla fine quando Rocky si arrampica sul traliccio dell’RKO.
– It Came From Outer Space (Destinazione Terra) del 1953
– Forbidden Planet (Il Pianeta Proibito) del 1956 e la protagonista Anne Francis
– Tarantula (Tarantola) del 1955 insieme al suo protagonista Leo G. Carrol
The Day Of The Triffids (L’Invasione Dei Mostri Verdi) del 1962 e la protagonista Jeanette Scott
Night Of The Demon (La Notte Del Demonio) del 1957 e la protagonista Dana Andrews;
– When Worlds Collide (Quando I Mondi Si Scontrano) del 1951 e il suo responsabile degli effetti speciali, che gli valsero l’OscarGeorge Pal
– La RKO che era una casa di produzione e distribuzione cinematografica molto famosa ed importante negli anni ‘50.

Ma non solo. Il castello del film è lo stesso che usava la Hammer per girare i suoi horror.

Nel brano Hot Patootie -Bless My Soul, mio preferito in assoluto di tutta la colonna sonora, Meat Loaf è vestito come Marlon Brando in Il Selvaggio, e ha le dita con i tatuaggi Love e Hate come Robert Mitchum in La Morte Corre Sul Fiume.

Frankie-N-Further è, ovviamente, ispirato, nel nome e nelle azioni, al dottor Frankenstein e la sua creatura, Rocky Horror, prende vita fasciata nelle bende de La Mummia con Boris Karloff.
Lo stesso Frankie, alla fine del film, galleggia su un salvagente del Titanic.

Come non menzionare, poi, il quadro American Gothic di Grant DeVolson Wood citato a più riprese all’interno del film.

American Gothic - Grant DeVolson Wood

Anche la locandina è una citazione a Lo Squalo di Steven Spielberg e lo prende in giro con il claim: A differente set of jaws (Un diverso set di fauci), visto che il titolo originale è Jaws (Fauci).

Potrei andare ancora avanti, ma mi sembra che quelle principali le abbia segnalate.

Dalla prima volta, ho visto TRHPS forse centinaia di volte, tra il DvD, gli spettacoli a teatro e al Mexico. Consiglio vivamente di andare al Mexico perché, durante la proiezione, un gruppo di appassionati porta avanti l’invenzione di Sal Piro, ossia riproporre il film in sala durante la proiezione con il coinvolgimento del pubblico. Si balla, si canta e si recitano le battute del film tutti insieme, riproducendo lo spettacolo in sala mentre si guarda il film, un’esperienza davvero catartica e liberatoria.

TRHPS ha poi avuto un sequel nel 1981: Shock Treatment – Trattamento Da Sballo! che però non si è cagato nessuno, me compreso, quindi non ho idea nemmeno di cosa parli, a parte che riprende i personaggi dell’originale e gli fa fare altre cose.

Con questo si conclude anche The Rocky Horror Picture Show del Nuovo Cinema Amarcord, spero che vi sia piaciuto leggerlo, come a me è piaciuto scriverlo.

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"