Come dicevo l’altro giorno, quando ho parlato degli adattamenti cinematografici, io ho preferito i film de “Il Signore Degli Anelli” al libro.

Mi attirerò le ire di tutti, ma ho le mie ragioni e le spigherò nel post.

Prima di vestirvi con il vostro completo antisommossa, con tanto di manganelli e torce, e venirmi a prendere sotto casa, tengo a ribadire che non ho detto che il libro di Tolkien è brutto, ma che io ho preferito i film. Poi se prendete questo post con la giusta ironia, io non mi offendo mica.

Il Signore Degli Anelli” è un’opera scritta da Tolkien tra il 1937 e il 1949. Un sacco di tempo.
Tolkien ha compiuto un’impresa monumentale, cominciata con “Lo Hobbit“. Ha creato un mondo incredibilmente dettagliato, con le sue razze, i suoi mostri, la sua mitologia e la sua storia. Non ha solo preso creature fantasy e si è limitato a buttarle lì, alla rinfusa, ma le ha contestualizzate, le ha dotate di linguaggi scritti e parlati, con tanto di grammatica, grafia e fonemica.
Una cosa che, credo, rimarrà unica nella storia della letteratura. Nessuno si è mai imbarcato in un’altra impresa simile, infatti, “Il Signore Degli Anelli“, è un’opera unica nel suo genere ed è anche uno dei libri più letti in assoluto. Persino più di Dan Brown e di “50 Sfumature Di Grigio“. Ma sempre meno della Bibbia.

Tolkien, tra l’altro, non si è messo lì a scrivere un saggio, o a pubblicare degli appunti, ma ha tradotto e inserito tutto in un romanzo epico come pochi ce ne sono stati. O meglio, tutto è stato fatto per scrivere il romanzo, questo denota l’abnegazione e la passione con cui è stato scritto. È come se uno prendesse la laurea in ingegneria aerospaziale perché vuole riparare la caldaia che non funziona.

Tolkien, con “Il Signore Degli Anelli“, ha dato il la, tanto per cominciare, al genere fantasy moderno, e di questo gliene siamo tutti grati. Senza di lui “Dungeons & Dragons“, non sarebbe mai nato; senza “D&D” non ci sarebbero stati i Giochi di Ruolo cartacei e senza i GdR cartacei non sarebbero arrivati i GdR live, né quelli per computer, quindi ora non avremmo “World Of Warcraft“, e una marea di cinesi schiavizzati per giocare a WoW 24 ore su 24, per livellare comprare oggetti e rivenderli su E-Bay, sarebbero senza lavoro. Senza i GdR per pc non ci sarebbero i JRPG, quindi anche gli otaku giapponesi, e una marea di wannabe otaku occidentali son saprebbero che fare.

Il Signore Degli Anelli” quindi è il padre di un sacco di divertimento per noi nerd e non solo.

Io sono entrato in contatto con “Il Signore Degli Anelli” in giovane età, quando mi sono avvicinato a D&D e ai GdR. Nel gruppo in cui giocavo c’era un giocatore che aveva un nano ladro chiamato Bilbo Baggins. Quando, in una pausa di gioco, gli chiesi come mai avesse scelto quel nome, mi guardò con stupore e mi chiese: “Ma come, non conosci Il Signore Degli Anelli?!“.
Dovetti ammettere che non lo conoscevo. Poi scoprì che mio fratello ne aveva una copia.
Intanto in giro avevo sentito dire che era un capolavoro, così mi decisi a leggerlo. Lo trovai di una lentezza e pesantezza disarmanti.

Quando si finiva a parlare de “Il Signore Degli Anelli“, e io dicevo che mi aveva annoiato tanto da dover prendere degli antidepressivi per finire di leggerlo, venivo sempre preso per il culo. Tutti decantavano il libro come una delle cose più belle e divertenti che avessero mai letto. Ma proprio tutti.
Giunsi alla conclusione che forse non capivo un cazzo io. Così decisi di provare a rileggerlo. Magari la prima volta non ero dell’umore giusto, magari non era il momento, magari lo avevo preso male, magari boh… non avevo davvero capito un cazzo.

Così decisi di leggerlo una seconda volta. Lo trovai ancora più noioso e pesante della prima, infatti ci misi tipo il doppio del tempo a finirlo. Quando era il momento di leggere mi cadeva addosso una cappa di ansia.

Intendiamoci, non sono un idiota, capivo tutto il lavoro che c’era dietro e capivo anche perché piacesse, ma a me proprio non andava giù.

Innanzi tutto si capisce benissimo che le intenzioni di Tolkien per questo libro erano completamente diverse da come poi si è sviluppato. All’inizio è chiaro che il libro doveva avere toni molto più leggeri, doveva raccontare le frizzanti e sbarazzine avventure di 4 Hobbit alla scoperta del mondo.
La storia cambia tono, più o meno, quando i 4 Hobbit arrivano a Brea e incontrano Grampasso, Aragorn. Da quel momento in poi il libro diventa più oscuro, più serio. Non si scherza più, non ci sono più momenti come Tom Bombadil e le canzoni allegre e tutto il resto. Da quel momento il libro passa da “4 Hobbit Pazzarelli In Libertà” a “Il Signore Degli Anelli“, come lo conosciamo.

Nel 2001 esce al cinema il primo film tratto dall’opera di Tolkien. Il regista è Peter Jackson, noto più per i suoi assurdi film splatter che per altro, e aveva proposto una versione del libro tradotta in 2 film. La New Line Cinema usmò l’affarone e gli disse, testuale: “Senti Ciccio, ma se i libri sono 3 perché non fai 3 film?” e così Jackson si trovò a rivedere le sceneggiature per spremere fuori un terzo film.

Jackson è un appassionato di Tolkien, ma è anche uno che di cinema se ne intende un minimo, quindi, anche avendo a disposizione 3 film, non si abbandonò all’errore che farebbe qualunque fan nelle stesse condizioni: tradurre parola per parola il libro in immagini. Cominciò a tagliare qua e là le parti più pesanti, noiose e inutili, ciao ciao Tom Bombadil; segò via alcuni personaggi che apparivano per poche pagine e che non sarebbero serviti ad altro, ciao ciao Glorfindel; e rimaneggiò le cose in modo che funzionassero sullo schermo.

Per fare un esempio su tutti, ma ce ne sarebbero anche altri, prendiamo il famoso “Consiglio Di Elrond” che porta alla decisione di formare “La Compagnia Dell’Anello“. Nel libro sono una sessantina di pagine di storia sociopolitica della terra di mezzo, raccontata in un dialogo tra circa 20, 25 personaggi, nani, elfi, uomini, hobbit, signore delle pulizie, gente che passa di lì per caso, molti dei quali saltano fuori all’improvviso, senza essere stati presentati e parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parla…. ZZZzzzZZZzzz…

… Scusate devo essermi appisolato un attimo…. Dicevo? Ah, sì, il “Consiglio Di Elrond“. Nel libro è una lunghissima e stremante tribuna politica fantasy, nel film sono una decina di minuti in cui si parla dell’argomento chiave, l’unico davvero interessante: distruggere l’Anello. Non ci si perde in chiacchiere inutili e ci si racconta la rava e la fava.

Così come la scena tagliata con Tom Bombadil che tanto ha fatto arrabbiare i fan del libro. Visivamente parlando sarebbe stato quantomeno ridicolo vedere un omone gigante che balla e canta tutto il tempo, con i 4 Hobbit che lo guardano estasiati. Su, siamo seri, ammesso e non concesso che funzioni in un libro, al cinema di sicuro non avrebbe funzionato. In più è totalmente inutile, così come tutta la parte nei Tumulilande che precede l’incontro con Bombadil.

Ovviamente il libro è “magico” anche per queste cose, ma non io personalmente non le digerisco, non è scritto in modo appassionante, non ha pathos.
Come si legge su Wikipedia, il romanzo non fu apprezzato tantissimo al momento dell’uscita, ma fu poi rivalutato negli anni ’60 e ’70, anni molto politici, quando si diffuse a macchia d’olio ovunque, diventando la pietra miliare che è oggi. Fu anche grazie alla lettura politica della storia, con le forze del bene che combattevano il malvagio tiranno dell’est, molti ci videro un’allegoria della Seconda Guerra Mondiale, benché Tolkien negò sempre tutto, dicendo che quello che si leggeva non aveva doppi fini o interpretazioni politiche.

A mio avviso, i film sono decisamente migliori del libro. Raccontano una grande storia nel modo migliore, senza annoiare. PJ secondo me ha fatto un gran lavoro di adattamento, ripulendo tutto quello che andava ripulito e mantenendo il succo e l’atmosfera del romanzo. Una sintesi perfetta, con tutta la parte emozionale che al libro manca.

Ora la brutta notizia è che l’adattamento de “Lo Hobbit” sarà diviso in 3 film distinti. Per “Il Signore Degli Anelli” è anche una cosa sensata, ma “Lo Hobbit” è un libercolo leggero leggero, si legge in un pomeriggio, come faranno e cosa ci metteranno per dilatarlo in 3 film non riesco a immaginarlo, spero che non rovinino tutto solo per tentare di guadagnare di più, anche perché sarà davvero difficile bissare il successo della trilogia di “ISDA“.

Oh, se per caso venisse fuori che ha successo e decidessero di trasporre anche “Il Silmarillion“, scordatevi che me lo leggo, quello ha annoiato tutti, anche quelli che hanno adorato i libri di “ISDA“.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"