Prisoners

Scommetto che vi aspettavate un bel post su Machete Kills e invece no, che anche io, di tanto in tanto, sento una specie di rifiuto per le puttanate.

In realtà avevo voglia di vedermi un film serio, un bel drammone e così ho optato per un film che non si filerà nessuno, perché  non ha gli artigli retrattili e poi il titolo del film è quello originale e non una qualche strampalata traduzione: Prisoners.

Mi risulta difficile parlare di Prisoners senza fare spoiler. Ci provo lo stesso, state tranquilli.

Il motivo per cui avevo davvero voglia di vederlo è perché il protagonista è Hugh Jackman, uno tanto bravo, quanto sfruttato male nella maggior parte dei film che interpreta. Per dire, nell’ultimo Wolverine era la cosa migliore del film, nonché l’unico che credesse nel film.

Però in Prisoners c’è anche molto altro. C’è ad esempio , un altro che ha raramente l’occasione di mettere alla prova le sue capacità attoriali e, finalmente, con questo film ci riesce.

Due attori possono essere bravi quanto vogliono, ma se non viene scritta per loro una parte decente, finiscono per fare personaggi che non dicono niente.
Invece lo sceneggiatore  riesce a scrivere un film che non si abbandona a facili stereotipi, a personaggi e situazioni scontate e soprattutto non cerca la lacrima gratuita, ma affronta tutto da due punti di vista diversi e, per quanto riguarda il genere, nuovi.

Prisoners - Hugh Jackman

In foto: il tormento interiore

Da una parte c’è la disperata passione di Hugh Jackman padre disposto a tutto per ritrovare la figlia con i mezzi che ha e le cose che conosce, dove nel suo piccolo mondo la violenza si risolve con la violenza.

Dall’altra c’è Jake Gyllenhaal, poliziotto serafico e disilluso, che resiste alla tentazione di farsi trascinare nel gorgo di follia, solo perché sa che bisogna rimanere lucidi per dissipare la matassa e arrivare alla verità. Non viene detto chiaramente, ma forse è una lezione che ha imparato a sue spese in passato.

A mettere insieme il tutto c’è il regista , che non è un pilota di Formula 1 ma un franco-canadese al suo primo film americano, che trasforma in un drammone sulla follia, quello che in mano ad altri sarebbe potuto essere un thriller come un altro.
Villeneuve lavora sapientemente sui personaggi, gli ambienti, la fotografia uggiosa, la pioggia, le inquadrature per non banalizzare tutto ed elevare Prisoners a qualcosa di più di quello che arriva in genere nei cinema con lo stesso argomento.
Pur mantenendo i topoi tipici del trhiller, stempera tutto alternando la parte cupa e folle di Hugh con le indagine lente e metodiche di Jake, dando modo allo spettatore di ragionare sulle conseguenze morali delle scelte dell’uno, durante l’apparente calma delle parti dell’altro.

Prisoners - Jake Prisoners

In foto: la calma della ragione

Purtroppo non tutto è perfetto e Prisoners ha i suoi bei difetti.
Innanzitutto i tempi sono dilatati e si fa fatica a seguire il passaggio del tempo nel film, ad esempio dicono che sono passati solo due giorni dall’inizio, ma si ha la sensazione che ne siano passati molti di più.

Alcuni personaggi vengono abbandonati a se stessi, sparendo completamente dalla scena, per poi riapparire quando non ci si ricorda più che esistono e lascia basiti il fatto che non abbiano reazioni e sembra che passino tutto il tempo a dormire… ma in effetti l’arco di tempo è di pochi giorni.

Il personaggio peggiore del film, anche perché importante, è quello di , non perché sia scritto male, ma perché è recitato male. Oppure è il doppiaggio, non ne ho idea, ma è davvero un pugno in occhio nel film.

Prisoners - Il Disagio

In foto: il disagio

L’ultimo e più grave difetto di Prisoners è che aveva un gran finale, molto coraggioso e molto poco accomodante, ma probabilmente la Warner si è spaventata che il pubblico non apprezzasse e disertase le sale e ha fatto un passo indietro.
Son sicuro che sono stati i produttori a imporre lo spiegone finale, totalmente inutile, perché è tutto spiegato tra le righe, basta fare due più due e ci si arriva anche prima dell’epilogo. Invece ad un certo punto ci si trova ad ascoltare la rava e la fava quando le immagini mute sarebbero state decisamente meglio e molto più efficaci.
Poi il “lieto fine”, anche se non è quello che pensate voi, è davvero troppo forzato e banale.

Ed è un peccato che non venga perseguito il coraggio della messa in scena che ha accompagnato tutto il film anche alla fine, perché Prisoners perde un po’ di forza e fa uscire dalla sala con un sospiro di sollievo che forse non ci voleva.

Prisoners - Minacce

Perché non si va mai fino in fondo, perché?!

Così come non ci voleva spiegare la follia, banalizzarla, facendo contento il pubblico bovino che non ha voglia di guardare un film ragionandoci sopra e alla fine chi ne fa le spese sono tutti gli altri che invece vogliono qualcosa in più.

In ogni caso Prisoners è un film consigliato per tutti quelli che hanno voglia di vedere delle belle interpretazioni da parte di attori che hanno troppo poche occasioni per farle.
Le due ore e mezzo di durata si sentono tutte, ma non pesano. Non dico che vola, perché non vola per niente, ma non annoia, nonostante il ritmo non sia particolarmente sostenuto.

Prisoners - Ma perché

Mi sono impegnato tanto, perché?!

Peccato che, ancora una volta, ci sia fatti sfuggire l’occasione di fare un film che resti.

 

 

Tutti i film di cui ho parlato:

Nerdcensioni

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"