Planes

Faccio outing e vi dico che domenica mattina ho visto Planes. Tanto sono già stato cazziato da BruceIommi per aver preferito Prisoners a Machete Kills, quindi non ho niente da perdere.

Non è che ci tenessi particolarmente a vederlo, ho solo accompagnato il mio nipotino, che ogni scusa per vederlo è buona, ma d’altronde quando dice: “Gli aerii sono i miei freferiti” come si fa a dirgli di no?

Non che mi aspettassi molto, ma nemmeno il nulla assoluto. Appena uscito dal cinema, mi è venuta una voglia matta di scrivere una lettera a John Lasseter, che ha scritto il film.

John Lasseter

Ciao John,

Come stai?
È un po’ che non ci parliamo, chissà se ci pensi ancora a me.

Sono sicuro di sì. Io a te ogni tanto ci penso, anche se ormai siamo lontani anni luce e ognuno ha preso la sua strada.

Mi ricordo ancora quando ci incontrammo la prima volta nel ’95, in quel cinema a Milano, l’Orfeo.
Io ero andato a vedere questa nuova diavoleria dei cartoni animati fatti al computer di cui tutti parlavano e tu eri lì con il tuo Toy Story pronto a rivoluzionare la storia dell’animazione. Fino a surclassare una Disney che, con il fiato corto e senza più idee né arte, in quegli anni cominciava a sparare le ultime cartucce buone.

Non te l’ho mai detto, ma io ti conoscevo già. Leggevo di te sulle riviste di videogiochi, come K, quando parlavano di questi meravigliosi corti fatti con il computer e presentati a quei festival a cui io non sarei mai riuscito ad andare e mi mangiavo le mani. Quei corti meravigliosi erano tuoi, li facevi con la cumpa della Pixar, come la chiamavi tu.

Ah, che bei tempi erano quelli. Anche se George Lucas voleva chiudervi perché vi riteneva inutili, e alla fine vi ha venduto a Steve Jobs per un casco di banane da dare ai suoi amati Ewoks, erano anni di fermento pionieristico nella computer grafica applicata ai cartoni animati di spessore.
Eri un fottuto cowboy che aveva scoperto l’oro all’ovest. Avevi aperto la strada e tutti dietro come pecoroni, ma avere un briciolo della tua classe e della tua inventiva e senza aver capito che il segreto non era la grafica o il computer. Infatti i tuoi cartoni erano i migliori di tutti.

Anche quando partivano male e rischiavano di essere un fallimento, arrivavi tu, forte e determinato, a prendere in mano la situazione e a portare a casa il risultato. E che risultato. Toy Story 2 non sarebbe stato lo stesso se non ti fossi messo tu dietro la macchina da scrivere e quella da presa.

Ero così orgoglioso quando ho visto che Hayao Miyazaki era venuto negli studi della Pixar solo per conoscerti.
Mi facevi tenerezza quando ti ho visto, tutto emozionato, chiacchierare e farti le foto con l’Hayao. Che tipo che è, simpaticissimo e intelligente, che ha fatto cartoni bellissimi, ma molto umile. Invece di tirarsela e fare il bauscia, va a fare i giri dai colleghi per conoscerli.

Poi tutto è precipitato.
La Disney ha comprato la Pixar, ti ha blindato dietro una scrivania come direttore creativo.
È stato lì che abbiamo cominciato ad allontanarci. Il tuo rubicondo faccione non era più tanto sorridente e i tuoi occhioni azzurri erano più interessati al verde dei dollaroni di Paperone, piuttosto che ai miei desideri.

Eppure io credevo ancora in te. Sono andato a vedere quella troiata di Bolt perché c’eri tu come produttore esecutivo, e benché mi abbia fatto schifo ho voluto dare la colpa al fatto che fosse un prodotto Disney su cui tu non avevi potuto mettere troppa mano.

Mi sono sforzato anche di apprezzare il primo Cars solo perché l’avevi scritto e diretto tu, con tanto amore. Qualcosa di carino ce l’avevi messo messo dentro e io, da bravo, me l’ero fatto bastare.

Ma poi?

Poi più niente.
Hai cominciato a produrre una roba brutta dietro ad un’altra roba brutta. Io, nonostante tutto quello che provavo, non ce l’ho più fatta e ti ho lasciato andare per la tua strada, ti ho lasciato libero di fare Cars 2 solo per aumentare il numero di macchinine da vendere, se erano i soldi del merchandising che volevi, beh, erano fatti tuoi.

Ti ho visto produrre quella stronzata di Ralph Spaccatutto. Anche se l’hai camuffata da roba per nerd, con tutti quei personaggi dei videogiochi, io non ci sono cascato, ho soffiato via il fumo che hai buttato negli occhi di tutti e ho visto lo spudorato product placement, il riciclo di idee trite e ritrite, i buchi di sceneggiatura e il messaggio finale completamente sbagliato. Un film vergognoso, fatto senza vergogna alcuna.
Quasi come Brave. Ah, beh, quello sì che è proprio una roba alla maniera peggiore della Disney, anche se è Pixar.
Di quel periodo solo Rapunzel si salva, ma scommetto che alla Disney non l’avete nemmeno fatto apposta.

La cupidigia ti sta divorando, John.
Sapevo che Planes era un altro Cars 2 fatto per pubblicizzare gli aeroplanini, ma speravo che, visto che l’hai scritto tu, fosse un pochino meglio. Che avessi imparato dagli errori di Cars 2.

Invece no. Hai chiamato altri due amichetti per adattare un generico copione su una storia di riscatto inserendo un sacco di aeroplanini.
Non vi siete sbattuti nemmeno a creare dei personaggi simpatici, ma avete riciclato vuoti stereotipi per occupare ruoli già visti mille e mille volte, piatti e banali senza alcuna salvezza.
Siete riusciti a fare un Cricchetto ancora più antipatico e ancora meno interessante dell’originale. Pensavo fosse impossibile riuscirci.
Siete riusciti a fare il solito cattivo verde con i baffi, ma con meno personalità di quello del primo Cars.
Siete riusciti a rendere patetico persino Doc Hudson Hornet del primo Cars, anche se questo ha la forma di un aereo della seconda guerra mondiale con le ali che si piegano.
Siete riusciti a farmi stare sulle palle i buoni e i cattivi allo stesso modo, senza alcuna distinzione.

Ad un certo punto non sapevate nemmeno come risolvere una situazione e allora avete detto fa niente, stacco, schermo bianco e l’aereo protagonista arriva a destinazione vincendo la tappa.
Mi sono chiesto se mancava un pezzo di film, prima di capire che pure voi non avevate voglia di farlo. Che non ve ne fregava proprio niente di come sarebbe venuto. Che non c’era la minima volontà di fare una roba anche solo un minimo decente.

A vedere Planes ho portato il mio nipotino di quattro anni perché gli aerii sono i suoi freferiti. Lui si è divertito a vedere persino Cattivissimo Me 2. Riesce a vedersi 40 puntate di fila della Peppa Pig senza sbattere le palpebre una sola volta, roba che gli devi mettere il collirio per evitare che si secchino gli occhi… ma d’altronde nella Peppa Pig c’è la droga.
Eppure anche lui era stremato da questo film, tanto che ad un certo punto mi ha chiesto sotto voce: “Zio, posso andare a giocare?”
E dove lo mando a giocare un bambino di 4 anni dentro la sala del cinema? A saperlo gli portavo il pallone.

John, così non va proprio bene. Ora anche basta fare queste vaccate. Non ti dico di farlo per me, perché tra noi ormai è tutto finito, ma almeno fallo per i bambini. Ormai la Disney ha in mano tutto, cercate di produrre qualcosa di decente almeno per loro, che non sia per forza uno spot di quasi due per quei modellini di aeroplanini della minkia.

Meno male ho tutti i vecchi film, quelli belli, da fargli vedere. Va bene. Ma volevo fargli nascere anche un po’ l’amore per il cinema, inteso anche come struttura, a mio nipote. Se nemmeno tu, John, mi dai i mezzi per farlo, allora è un’impresa disperata e sarò costretto davvero a portarlo a vedere Machete Kills.

Quindi, John, vaffanculo. Anche da parte di mio nipote, che ora gli aerii non sono più i suoi freferiti.

Il tuo ex-fan

MrChreddy

 

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"